Benvenuto! Accedi o registrati.
Giugno 30, 2010, 04:42:39 pm
Indice Aiuto Ricerca Agenda Accedi Registrati
Notizia:

Visitate il sito sulle amalgame al mercurio:
www.identiavvelenati.it

  Show Topics - cristiana
View Member Posts | * View Member Topics | View Member Attachments
Pagine: 1 ... 28 29 [30] 31 32 ... 42
436  General Category / Qui si discute di qualsiasi argomento, anche personale / Ho imparato che... inserita:: Luglio 18, 2008, 01:18:33 am
Questo testo gira da un bel po’ di tempo su Internet in varie versioni.
Ci sono racchiuse tante piccole verità, quindi è un bel testo su cui riflettere.


Ho imparato che nessuno è perfetto finché non ti innamori.

Ho imparato che la vita è dura, ma io di più!

Ho imparato che le opportunità non vanno mai perse. Quelle che lasci andare tu, le prende qualcun altro.

Ho imparato che non esiste modo migliore per ferire una persona dell’indifferenza.

Ho imparato che bisogna essere coerenti con se stessi e con gli altri.

Ho imparato che bisogna avere consapevolezza delle azioni che si compiono.

Ho imparato che ignorare i fatti non cambia la realtà. Essa resta.

Ho imparato che un’amicizia può finire, quando ti accorgi che l’altro è diverso da come pensavi che fosse.

Ho imparato che quando vuoi vendicarti di qualcuno, lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.

Ho imparato che un sorriso è il modo più semplice per migliorare il tuo aspetto.

Ho imparato che non posso scegliere come mi sento, ma posso sempre fare qualcosa per stare meglio.

Ho imparato che tutti vogliono vivere in cima alla montagna, ma la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.

Ho imparato che bisogna godersi il viaggio e non pensare solo alla meta.

Ho imparato che è meglio dare consigli solo in due circostanze: quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.

Ho imparato che meno tempo spreco più cose faccio.

Ho imparato che bisogna prendere delle decisioni e accettarne le conseguenze.

Ho imparato che basta una persona che mi dice che gli ho migliorato la giornata per migliorare la mia.

Ho imparato che posso sempre pregare per qualcuno, quando non ho la forza per aiutarlo in altro modo.

Ho imparato che se anche la vita vuole che io sia serio, tutti abbiamo bisogno di un amico per divertirci.

Ho imparato che spesso ad una persona serve solo una mano da tenere e un cuore che capisce.

Ho imparato che sotto la corazza di ciascuno di noi c’è sempre qualcuno che vuole essere amato e apprezzato per quello che è.

Ho imparato che l’amore, non il tempo, guarisce le ferite.
437  General Category / Inquinamento Ambientale, Nanoparticelle, ecc. / Morti per inquinamento ora è allarme rosso inserita:: Luglio 18, 2008, 12:44:21 am
Secondo l'ultimo rapporto dell'OMS i decessi a causa dello smog sono quasi pari a quelli degli incidenti stradali Morti per inquinamento ora è allarme rosso

I decessi a causa dell'inquinamento dell'aria in Italia sono quasi pari a quelli causati dagli incidenti stradali. E' questo il dato allarmante che proviene dal nuovo studio condotto dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) per conto dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente (APAT). La ricerca, dal titolo "Impatto sanitario del PM10 e dell'ozono in 13 città italiane", ha preso in esame 13 città con più di 200.000 abitanti: Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo, per un totale di nove milioni di persone (il 16% del totale della popolazione nazionale). I risultati dello studio, presentati a Roma nell'ambito del seminario di sanità pubblica su inquinamento atmosferico, traffico urbano ed effetti sulla salute, rilevano un ruolo sempre più preoccupante di questi componenti chimici nell'incidenza delle malattie cardiocircolatorie e respiratorie. Tra il 2002 e il 2004 gli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 microgrammi a metro cubo (æg/m3) hanno causato una media annuale di 8.220 morti, vale a dire il 9% della mortalità negli over 30 per tutte le cause, esclusi gli incidenti stradali. Di queste morti, in base alle nuove conoscenze disponibili sugli effetti sanitari del PM10, è possibile scomporre l'impatto della mortalità per gli effetti cronici oltre i 20 æg/m3 in: cancro al polmone per 742 casi all'anno, infarto per 2.562 e ictus per 329. Tra le malattie provocate dal PM10 compaiono poi anche bronchiti, asma, sintomi respiratori in bambini e adulti, ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie che determinano perdita di numerosi giorni di lavoro.

La ricerca dell'OMS comprende anche l'impatto dell'ozono, che si sta delineando sempre più come un inquinante pericoloso, soprattutto in Europa meridionale. Le stime parlano di un impatto annuale di 516 morti all'anno nelle città italiane, che vanno ad aggiungersi a quelle dovute al PM10.

"L'impatto sanitario del PM e dell'ozono rappresenta un problema di sanità pubblica considerevole - ha spiegato il direttore Salute e Ambiente OMS Europa, Roberto Bertollini - continuiamo a sopportare un pesante fardello su individui e famiglie, con morti premature e malattie croniche e acute; sulle nostre società, con la diminuzione dell'attesa di vita e della capacità produttiva; sui sistemi sanitari in termini di costi di migliaia di ricoveri ospedalieri".

E' necessario, sottolineano quindi APAT e OMS, che Italia ed Europa si adoperino severamente per far rispettare i limiti comunitari alle emissioni. Nel 2005 in Italia molte delle città principali avevano raggiunto i 35 giorni di eccedenza dei 50 æg/m3 già alla fine di marzo e poche avevano rispettato i limiti annuali di 40 æg/m3. I veicoli motorizzati rappresentano la principale fonte urbana di inquinamento, specie i ciclomotori a due tempi, ai quali, secondo APAT e OMS, dovrebbe essere dedicata un'attenzione particolare.

"Il secondo Rapporto APAT sulla Qualità dell'Ambiente Urbano - ha affermato il direttore generale APAT Giorgio Cesari - evidenzia come il PM10 emesso dal trasporto su strada rappresenti la principale fonte di emissione di particolato nelle aree metropolitane italiane. Se a questo si aggiunge che i trasporti su strada sono anche responsabili delle maggiori quote di precursori di particolato secondario, quali ossidi di azoto e composti organici volatili, si capisce l'importanza di efficaci politiche per la riduzione delle emissioni da traffico nelle aree urbane". I dati sono quindi chiari, e se si prosegue di questo passo, tristemente, finirà che ne uccide più l'aria che la strada. (m. r.)
(15 giugno 2006)

Fonte: Repubblica
438  General Category / Alimentazione, cibi contaminati da sostanze, controlli, ecc. / ADDITIVI ALIMENTARI: MISCHIATI POTREBBERO ESSERE TOSSICI PER I BAMBINI inserita:: Luglio 18, 2008, 12:35:16 am
Post del 13/08/06

Tavolette di cioccolata, snack e succhi di frutta possono contenere additivi alimentari che abbinati con altri danno effetti neurotossici.
E’ questo in estrema sintesi l’allarme lanciato da Aiab, l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, che nella sua newsletter settimanale Bioagricoltura Notizie, rende noto uno studio britannico della Soil Association e Organix, che hanno svolto un lavoro triennale insieme all'Università di Liverpool sugli effetti combinati di quattro additivi alimentari comuni, dimostrando un conseguente effetto neurotossico degli stessi.

Gli additivi in questione, largamente impiegati in prodotti alimentari, soprattutto quelli destinati ai bambini, sono: E 133 blu brillante, E 621 glutammato monosodico, E 104 giallo di chinolina, E 951 aspartame.

La combinazione di questi additivi alimentari sortisce un effetto sinergico di neurotossicità largamente più potente di ciascuno dei prodotti preso singolarmente. L'effetto sulle cellule neuronali è risultato di 4 volte superiore nel caso del blu brillante in combinazione con il glutammato monosodico, e fino a 5 volte superiore quando il colorante giallo viene combinato con l'aspartame. Lo studio indica che gli effetti sulle cellule neuronali sono di rallentare la loro crescita e di interferire con il corretto funzionamento dei segnali trasmessi.

Lo studio è stato condotto su due modelli in vitro di cellule derivanti da neuroblastomi di topo per studiarne la crescita neuronale. Nel primo modello di studio le cellule sono state sottoposte a un singolo additivo o a una miscela che producesse lo stesso effetto inibitorio per provare o smentire l’ipotesi di interazione sinergica fra le sostanze. Nel secondo modello, le cellule sono state inoculate con miscele di additivi in concentrazioni diverse per valutarne gli effetti. É stata, inoltre, condotta un’analisi su alcuni prodotti alimentari per verificare la presenza degli additivi nei cibi da consumo.

I risultati emersi dallo studio indicano che le quattro sostanze, testate a coppie, hanno espresso effetti sinergici marcati nella riduzione della crescita neuronale, vale a dire che l’effetto inibitorio della somministrazione combinata delle sostanze è maggiore della somma degli effetti di ogni sostanza somministrata singolarmente. In particolare, la coppia formata dal colorante giallo di chinolina e dall’aspartame ha sortito la sinergia maggiore, ma anche gli altri additivi testati hanno mostrato un comportamento sinergico significativo. Nei cibi esaminati sono sempre stati trovati più di un additivo alimentare. In molti dolci per bambini sono stati trovati il blu brillante e il giallo di chinolina, mentre negli snack a base di mais sono stati riscontrati sia l’aspartame che l’acido glutammico.

“Questo nuovo studio dimostra ancora una volta”, commenta Andrea Ferrante, presidente di Aiab, “come sia importante la ricerca per verificare la sanità dei cibi che mangiamo. Ancora sono poco noti, infatti gli effetti della maggior parte degli additivi alimentari così come bisognerebbe verificare la pericolosità dell’effetto congiunto di questi con residui di pesticidi riscontrabili nei cibi, ad esempio, possibilmente misurandone gli effetti nel lungo periodo”
Lo studio completo è consultabile sul sito www.aiab.it L’Ufficio stampa Aiab 333.2164430

Fonte: CFA Monferrato
439  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / Per gli effetti collaterali dei farmaci 400 italiani al giorno ospedalizzati inserita:: Luglio 18, 2008, 12:27:56 am
Post del 13/08/06

Garattini: 400 italiani al giorno finiscono in ospedale per gli effetti negativi

Improvvisi sanguinamenti, macchie, rossori o altri danni cutanei, ipotensione o ipoglicemia.
"Questi i piu' comuni effetti collaterali dei farmaci, che spingono circa 400 italiani al giorno al ricovero in ospedale".
Lo spiega Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, che proprio di questi argomenti ha parlato al Forum 'In salute oggi' tenutosi sabato all'Università' Statale, nel capoluogo lombardo.

“Tanti sono, secondo dati del ministero della Salute, i ricoveri legati all'uso dei medicinali nel nostro Paese.
Problemi, pero', che il semplice buon uso dei farmaci non puo' evitare", ha detto l'esperto.
La categoria più a rischio di incappare in effetti indesiderati e' composta dagli anziani, prosegue il farmacologo, "perchè prendono piu' medicinali. C'e' poi chi vi incappa per 'colpa' di un peculiare corredo genetico".

Il problema, sottolinea il farmacologo, e' che i farmaci da "strumento di salute" stanno diventando "beni di consumo". Basta guardare i numeri.

In Italia, ha ricordato Garattini, ogni giorno il Servizio sanitario nazionale spende in farmaci circa 32 milioni di euro e gli italiani ne tirano fuori direttamente altri 17 milioni. E, sempre ogni giorno, circa 30mila informatori farmaceutici visitano dagli 8 ai 10 medici ciascuno.

Per non parlare dei mass-media, cui quasi ogni giorno viene annunciata qualche nuova scoperta: giornali e tv creano una grande attesa fra malati e familiari, "la quale purtroppo - ha detto Garattini - si traduce spesso in una delusione".
L'esperto ha denunciato la tendenza non solo italiana a cedere a una mentalità farmacocentrica, che "fa dimenticare quanto sia importante prevenire le malattie attraverso l'adozione di buone abitudini di vita".

Non solo. Oggi, ha ricordato il farmacologo, i medicinali vengono valutati sulla base di tre caratteristiche: qualita', sicurezza ed efficacia, e non e' necessario fare confronti con prodotti gia' esistenti per le stesse indicazioni. Non e' necessario insomma dimostrare che il nuovo prodotto abbia qualche 'valore aggiunto', rispetto ai vecchi…
 
Donatella Fassina
donatellafassina@virgilio.it
www.informatori.it
440  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / Meno del 30% delle terapie ufficiali si basa su prove di efficacia inserita:: Luglio 18, 2008, 12:21:52 am
Post del 13/08/06

“Meno del 30% delle terapie usate dalla medicina ufficiale si basa su prove di efficacia”, dichiara il prof. Del Barone, presidente degli Ordini dei Medici

Il prof. Giuseppe Del Barone, presidente degli ordini dei medici.
Mi chiedo come mai un’ammissione di pensiero truffaldino da parte del presidente degli ordini dei medici italiani non abbia provocato neanche un bisbiglio dai media (c’è qualcuno che ha ancora qualche dubbio sul livello morale medio dei giornalisti?).
L’ammissione significa che più del 70% delle terapie praticate sui malati non ha alcuna validità scientifica.
Ma lo Stato, noi, paga comunque per esse.


La conclusione che ne traggo è che se un singolo medico pratica o promuove una terapia innovativa è pesantemente punito perché “non provata scientificamente”.
Se la terapia è invece praticata dai “baroni” all’interno della struttura ortodossa, essa è accettabile, e la prova scientifica che funzioni non diventa più necessaria (vedi, per esempio, la costosissima e micidiale terapia, non provata, chiamata chemioterapia).

Maliziosamente, non posso non pensare che, per via del suo cognome, il Presidente Del Barone abbia tratto un vantaggio illecito al momento della sua elezione alla presente carica… rl

Commento del Dr. Giorgio Vitali.
Solo in questi giorni ho potuto leggere l’articolo di Dacia Maraini, dedicato alle sofferenze degli animali da esperimento ed alla insensibilità umana, pubblicato sul Corriere della Sera del 5 dicembre scorso. Concordo in pieno con quanto scritto dalla nota scrittrice, ed aggiungo che si tratta di sofferenze, per lo più inutili, di qualche milione di animali al giorno.

…A chiarire ancora di più il quadro, confermando la sostanziale inutilità della sperimentazione sugli animali, è recentemente intervenuto il Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, il prof. Giuseppe Del Barone, il quale, anche nella sua veste di membro del Consiglio Superiore della Sanità, ha dichiarato con molta tranquillità che meno del 30% delle terapie usate dalla medicina ufficiale si basa su prove di efficacia. La qualcosa significa che più del 70% delle pratiche mediche utilizzate abitualmente nel nostro paese non ha alcuna legittimità “scientifica”.

E’ quanto noi, che ci interessiamo della moralità nella sanità, andiamo ripetendo da decenni.
Ma fino ad oggi nessun esponente di un Organo Ufficiale a livello istituzionale e di garanzia si era esposto in una dichiarazione di tale portata. Dichiarazione che solo in un paese di “sonnolenti” come il nostro è passata inosservata. In qualsiasi altro paese avrebbe necessariamente sollevato un tale polverone da costringere gli Organi dello Stato ad intervenire per colpire duramente i falsari, gli incoscienti ed in ultima analisi i delinquenti che praticano terapie senza sapere cosa fanno.
In questo caso, ripetiamolo, si tratta del 70% di tutte le terapie praticate.

In un aureo libretto, “Attenti alle Bufale”, Il Pensiero Scientifico Editore, ottobre 2005, l’ autore, Tom Jefferson, studioso del nostro Istituto Superiore della Sanità, scrive: “ …Da un po’ di tempo, chi lavora alla sintesi delle prove scientifiche si è reso conto, fatti alla mano, che la stragrande maggioranza di ciò che si legge e si dice nella scienza biomedica è di dubbia qualità”.

Mi permetto di fare presente che tale dubbia qualità riscontrata da un ricercatore serio è l’esatto contrario di quanto viene fatto credere al colto ed all’inclita.
Non solo: il settore biomedico è quello nel quale la qualità della ricerca e della messa in pratica dei risultati della ricerca dovrebbe avere la sanzione della massima trasparenza.
Invece ci troviamo a sopravvivere in una situazione che è palesemente l’esatto contrario; tant’è vero che quella dovuta al cattivo o maldestro uso degli strumenti sanitari è la prima causa di decessi nel mondo.

Disinteresse, negligenza, colpevole inosservanza della Legge.
E’ il caso di ricordare che esiste un dettato costituzionale in cui sono in primo piano la tutela e la promozione dei diritti fondamentali della persona, della sua dignità ed identità (art. 2), della libertà personale (art. 13) e del diritto alla salute (art. 32).

La Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale hanno messo in luce l’ampiezza di tale principio. Qualsiasi atto invasivo della sfera fisica, sia di natura terapeutica che non terapeutica, non può avvenire senza o contro il consenso della persona interessata, in quanto la “inviolabilità fisica” costituisce il “nucleo essenziale” della stessa libertà personale.

Per contro, l’ imposizione di un determinato trattamento sanitario si giustifica soltanto se previsto da una Legge che lo prescrive anche in funzione di tutela di un interesse generale e non soltanto a tutela della salute individuale, e se è comunque garantito il “rispetto” della dignità della persona (art. 32 Cost.)…[Gilda Ferrando in “Testamento Biologico. Riflessioni di dieci giuristi”. Il Sole 24 Ore, gennaio 2006]

Se tale è la situazione tanto dal punto di vista costituzionale quanto da quello giuridico, e non c’ è alcun bisogno di dimostrarne le ragioni, come si può tollerare che nella pratica quotidiana di (apparente) tutela della salute, si verifichi quanto apertamente dichiarato dal Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici d’Italia? Dov’è la tutela del cittadino?
Quali garanzie vengono date al cittadino che (interventi chirurgici di grave pericolosità a parte) si pratichi l’obbligo del consenso informato anche sulle semplici ricette mediche?

A noi risulta il contrario. Nessun operatore sanitario chiede il consenso ed informa compiutamente il cittadino sulle terapie prescritte.
Chi dovrebbe informare il cittadino? Il foglietto illustrativo, chiamato appropriatamente s-bugiardino?

Chi pensa di far applicare la legge (la 833/78 negli articoli 29 e 31), la quale obbliga il Servizio Sanitario Nazionale a garantire la corretta informazione e l’aggiornamento di tutti i medici?
Chi ci fa sapere se e come il Servizio Sanitario Nazionale si è premurato di applicare questa legge? In questa confusione di ruoli e di competenze chi potrà dimostrare con onestà intellettuale e morale, oltrechè scientifica, l’ utilità del sacrificio fra terribili sofferenze degli animali adibiti alla ricerca?

Dr. Giorgio Vitali.
Presidente Federazione Nazionale Quadri Informazione Scientifica e Ricerca.
g.vitali@chimici.it
Fonte: Consensus - Rinaldo Lampis
441  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / Farmaci che ammalano inserita:: Luglio 18, 2008, 12:14:32 am
Vendere un farmaco come se fosse una gomma da masticare. Ecco come l’industria farmaceutica ha pensato di espandere il proprio mercato, inventando nuove malattie per allargare a dismisura il numero dei potenziali clienti-pazienti.

Segnare un confine tra sani e malati oggi non è più possibile. Tutti possono essere considerati affetti da una qualche patologia da curare con un bel farmaco, quasi una pozione magica di lunga vita, se non si considerano gli effetti collaterali. Dopo trent’anni il sogno funesto di Herry Gadsden, direttore generale della nota casa farmaceutica Merck, si è tragicamente avverato. Gadsden voleva che la sua azienda potesse assomigliare ad una fabbrica di gomme da masticare, così da vendere medicinali a tutti e non solo alle persone malate. Ma come è stato possibile ampliare il target delle aziende farmaceutiche? Semplice, è bastato coinvolgere anche i soggetti sani, ampliando indebitamente i confini delle malattie umane e trasformando gli alti e bassi della vita quotidiana in veri e propri disturbi da curare. Così la timidezza diventa fobia sociale, la vivacità un deficit attentivo, la menopausa una malattia da deficienza ormonale e lo stress il sintomo dell’ipertensione.

“Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti” è il titolo di un libro di Ray Moynihan e Alan Cassels, che svela il modo in cui la macchina promozionale dell’industria farmaceutica sta trasformando la normalità in patologia medica, allo scopo di ampliare il mercato dei medicinali. Anche i soggetti a rischio non vengono considerati più come tali, ma già affetti da un disturbo che necessita terapie farmacologiche preventive.

Campagne pubblicitarie, meeting, conferenze, pubbliche relazioni, personaggi famosi come testimonial delle campagne pubblicitarie sono tra le prime armi che le case farmaceutiche adottano, facendo leva, soprattutto negli Usa, sulle blande restrizioni normative che investono la promozione dei medicinali. Il risultato: un’accozzaglia di messaggi subdoli, unidirezionali e poco chiari. I meccanismi di questo fenomeno hanno portato a una drastica riduzione della soglia sopra la quale si viene considerati malati, creando e sfruttando uno stato d’ansia e di paura tra persone che, seppur sane, sono angosciate dalla propria condizione di salute. Vince Parry, esperto di pubblicità specializzato nella forma più sofisticata di vendita di medicinali, ha elencato una serie di strategie da usare per massimizzare le vendite:
• dare attenzione ad una malattia poco conosciuta,
• conferire un nuovo nome o una nuova definizione a un vecchio disturbo,
• creare un nuovo collegamento tra malattia e relativa medicina.

A incrementare questa fittissima organizzazione di vendite, però, non è solo la pubblicità. Molte energie vengono spese per coltivare buoni rapporti tra le case farmaceutiche, gli informatori, i medici e gli stessi pazienti. Ecco, dunque, che fioccano viaggi premio, pizzette per gli specializzandi, corsi di formazione gratuita, sponsorizzazioni, incontri con i pazienti per diffondere la consapevolezza sulle malattie di cui sono considerati a rischio.
Peccato che in questi incontri manchi la corretta informazione, nascosta tra una serie di dati statistici ingannevoli di cui gli ascoltatori hanno scarsa esperienza. Sebbene negli ultimi tempi trovare materiale di qualità sui rischi e i benefici dei farmaci stia diventando più facile, trovare informazioni valide, accessibili, aggiornate e indipendenti sulle malattie per ora è quasi impossibile.

Insomma, i rischi per la salute aumentano, mentre potrebbero diminuire drasticamente. Spesso per eliminare un normale e naturale disturbo fisico basterebbe prendersi un po’ più cura di noi stessi, cambiando le nostre abitudini alimentari, facendo attività fisica e smettendo di fumare. Perché intervenire sull’ipertensione con psicofarmaci e perché contrastare il normale corso della menopausa con terapie ormonali? Talvolta la soluzione migliore e meno invasiva potrebbe essere in qualche rimedio naturale, anche una semplice tisana. I farmaci spesso vengono presi in considerazione solo per i benefici che da essi si possono trarre, tuttavia faremmo bene a fare più attenzione agli effetti collaterali. La storia del Lotronex, farmaco campione di incassi somministrato per la così detta sindrome da intestino irritabile, ha conosciuto spiacevolissimi risvolti. Dalla sua assunzione sono emersi due gravi effetti collaterali, la perforazione delle pareti intestinali e la colite ischemica (quando il sangue smette di affluire all’intestino) che in alcuni casi sono terminati con la morte dei pazienti. Nonostante la comunità scientifica non sia stata in grado di definire quali tipi di pazienti fossero effettivamente a rischio nell’assunzione di Lotronex, è servito parecchio tempo prima che questo medicinale scomparisse dai banchi delle farmacie.

La nostra salute ci sta rimettendo insieme, naturalmente, al portafoglio che tende sempre più a prosciugarsi. Perché invece di prescrivere farmaci di minore costo c’è chi prescrive quelli più cari, ovvero gli ultimi arrivati sul mercato. Ma è sempre vero che gli ultimissimi prodotti siano i migliori? Va bene avere fiducia nella ricerca scientifica, ma talvolta le cose non sono sempre così semplici. Lo studio ALLHAT sui farmaci somministrati per la pressione alta ha messo a confronto quattro tipi diversi di farmaci, tra cui il più vecchio ed economico, il più recente e costoso. Il risultato è stato che per molti pazienti che hanno bisogno di un medicinale per abbassare la pressione sanguigna, i vecchi diuretici a basso dosaggio sono altrettanto efficaci, più sicuri ed economici. Una brutta notizia per le case farmaceutiche, ma finalmente una buona notizia per tutti gli altri.

Ray Moynihan, statunitense, è uno dei più autorevoli scrittori al mondo nell’ambito della ricerca sulla salute. I suoi lavori sono comparsi su The Age, Sydney Morning Herald, The Australian Financial Review, The British Medical Journal, Lancet e New England Journal of Medicine.
Alan Cassels è un ricercatore canadese che opera nell’ambito dello studio delle politiche adottate rispetto ai farmaci.

Carolina Rosetti
13/5/2006
442  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / Le case farmaceutiche? Rischio per la nostra salute inserita:: Luglio 18, 2008, 12:09:47 am
Una ricerca dell'Organizzazione mondiale del Consumatore mette a nudo i difetti di un mercato da 50 miliardi di euro
"Le case farmaceutiche? Rischio per la nostra salute"
L'analisi prende in considerazione 20 tra le principali aziende
In Italia sarebbero 4.000 i medici corrotti dalla GlaxoSmithKline

LONDRA - Convincono i consumatori di essere malati, corrompono i medici con regali di diversa natura e travisano i risultati delle prove di efficacia e sicurezza sui loro prodotti. Opera delle aziende farmaceutiche, che, secondo un rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Consumatore, mettono in serio pericolo la sanità pubblica occultando le strategie di vendita per cui spendono miliardi di dollari in tutto il mondo. Sotto i riflettori dell'indagine sono finite venti tra le più importanti case farmaceutiche.

"La vendita irresponsabile - dice il rapporto - dà luogo a un serio problema, persistente e diffuso nell'intera industria farmaceutica". E' dunque necessaria una battuta di arresto, controlli statali più duri e ordine nelle politiche di promozione delle aziende.

Secondo il rapporto, scandali come il ritiro del Vioxx, un antifiammatorio utilizzato anche per l'artrite, sono i campanelli d'allarme di una promozione farmaceutica priva di etica e che ricade unicamente sul consumatore. La medicina in questione, infatti, fu ritirata dal mercato dalla Merck nel settembre 2004, nonostante l'azienda sapesse dal 2000 che il Vioxx aumentava le probabilità di infarto. L'accusa riguarda dunque la manomissione dei risultati degli studi per giocarsi il tutto per tutto fino alla fine. Risultato: negli Stati Uniti sono più di 6.000 le cause archiviate contro l'azienda da persone che, assunto l'antinfiammatorio in maniera regolare, sono finite all'ospedale.

Malgrado il regolamento vigente, evidenzia il rapporto, le aziende farmaceutiche continuano a fare i loro comodi anche con i medici di famiglia. Eppure, continuano a stupire i 60 miliardi di dollari spesi in marketing dalle venti case farmaceutiche prese in considerazione, il doppio di quanto non sia destinato alla ricerca.

Di quelle venti aziende, soltanto la Bristol-Myers Squibb fornisce infatti ai consumatori un dettagliato codice di comportamento di vendita.

E ancora, la metà è stata implicata dal 2001 al 2005 in controversie legali per dubbie relazioni con i medici. Basti l'esempio della britannica AstraZeneca, criticata per aver organizzato un evento per la promozione del Crestor con tanto di biglietto aereo e hotel pagati ai dottori e, dulcis in fundo, anche un biglietto per un musical incluso.

A proposito, è importante segnalare anche il caso della GlaxoSmithKline. Attualmente, infatti, la casa è sotto esame dalle autorità tedesche ed italiane per la corruzione presunta di almeno 1.600 medici in Germania e più di 4.000 in Italia, per un totale di 228 milioni di euro di regali illegali collezionati dal 1999 al 2002. L'azienda si è difesa affermando che, da allora, ha stabilito precisi codici di vendita e che il nuovo personale deve superare una prova sul codice morale professionale prima di poter esercitare la professione. Il rapporto però, precisa che nel 2004, ben 87 impiegati sono stati allontanati o hanno lasciato volontariamente l'azienda per la violazione dei codici e che, in altri 109 casi, le sanzioni sono invece state applicate.

"Una delle preoccupazioni più forti - ha concluso Richard Lloyd, direttore generale dell'Organizzazione mondiale del Consumatore - considera la promozione delle medicine ai medici che, spesso conduce a un uso irrazionale del farmaco".

(26 giugno 2006 - La Leva di Archimede)

443  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / LE REAZIONI ALLERGICHE AI FARMACI inserita:: Luglio 18, 2008, 12:01:53 am
L'OMS definisce come reazione indesiderata qualsiasi risposta ad un farmaco che sia dannosa e inattesa e che sopravvenga alle dosi comunemente usate nell'uomo a scopo di profilassi, diagnosi o terapia.

Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento delle reazioni avverse a farmaci, aumento che si è evidenziato soprattutto nei paesi ad economia industriale avanzata: questo è dovuto principalmente al crescente consumo di farmaci.

L'enorme aumento del consumo di farmaci e la continua introduzione sul mercato di molecole farmacologicamente attive, di nuova sintesi e chimicamente diverse, hanno determinato un concomitante aumento di effetti indesiderati.

Negli USA si calcola che il 3-5% di tutti i ricoveri ospedalieri è dovuto a reazioni ai farmaci; solo una minima quota (6-14%) di queste reazioni è, però, a patogenesi allergica, cioè indotta da un meccanismo immunologico.

Gli effetti indesiderati da farmaci possono essere divisi in effetti tossici (dovuti al sovradosaggio, a deficit enzimatici, a difetti di assorbimento o di eliminazione) e in effetti reattivi o da ipersensibilità che a loro volta possono essere distinti in reazioni allergiche in senso stretto (a patogenesi immunologica) e reazioni pseudo-allergiche (PAR) o da intolleranza.

Per quanto riguarda le reazioni allergiche propriamente dette, a patogenesi immunologica, i farmaci più frequentemente coinvolti sono le penicilline e, in minor misura, sieri eterologhi, insulina, enzimi come la streptochinasi ed alcuni anestetici generali.

Le reazioni pseudoallergiche invece sono causate da analgesici (aspirina e i farmaci antiinfiammatori non steroidei o FANS sono responsabili da soli di due terzi di tutte le PAR), mezzi di contrasto iodati usati in radiologia, sulfamidici e plasma expanders, usati nelle gravi ipotensioni. Questo tipo di reazioni si verifica soprattutto nelle donne e ha un'incidenza notevole (80-85% delle reazioni da ipersensibilità).

La reale incidenza delle farmacoallergie, e più in generale delle reazioni avverse a farmaci, non è sicuramente facile da rilevare per diversi motivi: difficoltà nello stabilire sempre un sicuro rapporto di causa-effetto tra assunzione farmacologica e manifestazione clinica, difficoltà nel discriminare tra sintomi attribuibili alla malattia in atto e sintomi conseguenti alla terapia praticata, specialmente in caso di assunzioni multiple di farmaci, impossibilità pratica di avere segnalazione di tutte le reazioni avverse a farmaci e scarsa sensibilità delle organizzazioni sanitarie e della classe medica nei confronti di tale fenomeno, scarsa disponibilità di tests affidabili per una diagnosi di certezza.

Quindi disponiamo di dati epidemiologici frammentari:
il 15% della popolazione generale va incontro a reazioni indesiderate a farmaci
i decessi per manifestazioni cliniche correlate ad ADR sono stimati intorno allo 0.01% in ambito chirurgico e allo 0.1% in ambito medico
per la maggior parte dei farmaci l'incidenza di reazioni allergiche o pseudoallergiche è pari all'1-3%
l'incidenza di pazienti ricoverati per ADR varia dal 2-6%
dal 15 al 30% di pazienti ospedalizzati presenta ADR
L'anamnesi rappresenta l'approccio iniziale e indispensabile e consente di acquisire notizie relative al nome del farmaco o dei farmaci assunti, alla via di somministrazione, ai dosaggi utilizzati, alla durata del trattamento. Deve essere orientata ad acquisire una correlazione temporale sicura tra assunzione del farmaco e comparsa delle manifestazioni cliniche. Deve spiegare con precisione le caratteristiche cliniche della reazione allergica tenendo presente che alcuni farmaci tendono a determinare più facilmente alcuni tipi di reazione (ad esempio sindrome di Stevens-Johnson da sulfamidici, eritema da pirazolonici, sindrome orticaria-angioedema da aspirina, ecc.), le precedenti terapie e le eventuali pregresse reazioni, i tempi di regressione delle manifestazioni cliniche dopo la sospensione del medicamento, le terapie concomitanti, ecc.

I fattori favorenti sono:
Età. La maggior parte delle manifestazioni allergiche e/o anafilattoidi si verificano in soggetti d'età compresa tra i 15-25 e i 40 anni. Sono rare nei bambini.

Sesso. Complessivamente, a prescindere dal meccanismo implicato, le reazioni perioperatorie si manifestano più spesso nel sesso femminile. Le reazioni anafilattiche ai rilassanti muscolari insorgono da 4 a 8 volte più frequentemente nelle femmine.

Atopia. Alcuni studi hanno dimostrato che non esiste relazione tra la costituzione atopica del paziente e reazioni da farmaci. Non si può non considerare che l'atopia costituisce un terreno propizio alla liberazione aspecifica di istamina ed è, in effetti, ben dimostrato che i basofili e i mastociti di soggetti atopici hanno una maggiore instabilità di membrana, favorente il rilascio di mediatori, rispetto ai soggetti normali; inoltre i pazienti atopici che sviluppano una malattia allergica clinicamente manifesta e non correttamente compensata dalla terapia hanno un'iperreattività d'organo e più facilmente hanno sintomi a carico di uno degli organi bersaglio.

I fattori  aggravanti sono:
ß-bloccanti. Nei pazienti in trattamento cronico con ß-bloccanti lo shock anafilattico è particolarmente grave; in questo caso risulta, infatti, impossibile o molto più difficoltoso l'intervento di meccanismi di compenso cardiovascolari, poiché i recettori beta sono insensibili alle sostanze adrenergiche. Lo shock è caratterizzato essenzialmente da ipotensione severa con bradicardia resistente alla somministrazione di adrenalina e possono variamente associarsi broncospasmo, orticaria e angioedema. Peraltro la particolare gravità delle reazioni allergiche anafilattiche nel soggetto trattato con beta bloccanti è ben nota e descritta in caso di punture di imenotteri, dopo somministrazioni di estratti allergenici per immunoterapia, di farmaci anestetici e di infusione di mezzi di contrasto iodati ..
Esiste una suscettibilità individuale al ß-blocco, che è anche importante la dose di  ß-bloccante assunta e che infine la convinzione che quest'azione dei  ß-bloccanti si manifesterebbe solo per le sostanze di questa classe che agiscono con un meccanismo non selettivo (es. propranololo - INDERAL) e non per quelle che agiscono selettivamente sui recettori beta è ormai rifiutata dopo che in letteratura sono stati riportati svariati casi di reazioni allergiche manifestatesi in pazienti in corso di terapia con ß-bloccanti cosiddetti "selettivi". Tra tutti l'esmololo per il suo profilo farmacocinetico è l'inico che si può somministrare nei pazienti con broncospasmo o allergie.

ACE inibitori. Con l'impiego di ACE inibitori sono stati riportati casi di angioedema (con edema della glottide e difficoltà nella respirazione e nella deglutizione) e reazioni di ipersensibilità accompagnate da prurito ed eruzioni cutanee .
Sono state segnalate anche reazioni di tipo anafilattoide in pazienti in emodialisi e in pazienti in trattamento iposensibilizzante per allergia a veleno di imenotteri. Pazienti sottoposti a terapie farmacologiche ed in trattamento cronico con ACE inibitori possono manifestare con più facilità eruzioni di tipo allergico e pseudoallergico.

Il passo successivo è rappresentato dall'esecuzione delle diverse procedure diagnostiche volte ad indagare tutti i meccanismi immunologici potenzialmente coinvolti nello scatenamento delle manifestazioni cliniche (prick test e intradermoreazioni scalari, patch test e fotopatch test, dosaggio di anticorpi sierici correlabili ai meccanismi patogenetici, test di provocazione/tolleranza, ecc.).

Le reazioni avverse da farmaci o ADR (Adverse Drug Reactions) vengono divise in:
prevedibili (tipo A) ad alta morbilità (rappresentano circa l'80% delle ADR) e bassa mortalità, dipendenti dal dosaggio, correlate all'azione farmacologica e che si possono verificare in tutti gli individui (tossiche, effetti collaterali, effetti secondari, da interazione tra farmaci)
imprevedibili (tipo B) a bassa morbilità (20% circa delle ADR) e alta mortalità, indipendenti dal dosaggio, non correlate all'azione farmacologica ma dipendenti invece dalla reattività individuale dei soggetti predisposti (idiosincrasiche, da intolleranza, allergiche, pseudoallergiche).
Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento delle reazioni avverse a farmaci, aumento che si è evidenziato soprattutto nei paesi ad economia industriale avanzata: questo è dovuto principalmente al crescente consumo di farmaci.
Negli Stati Uniti si calcola che il 3-5% di tutti i ricoveri ospedalieri è dovuto a reazioni dei farmaci; solo una minima quota (6-14%) di queste reazioni è, però, a patogenesi allergica, cioè mediata da un meccanismo immunologico.
Gli effetti indesiderati da farmaci possono essere divisi in effetti tossici (dovuti al sovradosaggio, a deficit enzimatici, a difetti di assorbimento o di eliminazione) e in effetti reattivi o da ipersensibilità che a loro volta possono essere distinti in reazioni allergiche in senso stretto (a patogenesi immunologica) e reazioni pseudo-allergiche (PAR) o da intolleranza.
Per quanto riguarda le reazioni allergiche propriamente dette, a patogenesi immunologica, i farmaci più frequentemente coinvolti sono le penicilline e, in minor misura, sieri eterologhi, insulina, enzimi come la streptochinasi ed alcuni anestetici generali.
Le reazioni pseudoallergiche invece sono causate da analgesici ed antireumatici (l'aspirina e i farmaci antiinfiammatori non steroidei o FANS sono responsabili da soli di due terzi di tutte le PAR), mezzi di contrasto iodati, sulfamidici, anestetici locali e plasma expanders. Questo tipo di reazioni interviene soprattutto nel sesso femminile e ha un'incidenza notevole (80-85% delle reazioni da ipersensibilità).

Le reazioni allergiche  possono essere ulteriormente ricondotte, in modo schematico, ad uno dei quattro meccanismi patogenetici:
reazioni di I tipo (IgE mediate): shock anafilattico, sindrome orticaria - angioedema, rinite, asma bronchiale, ecc.
reazioni di II tipo (citolitiche/citotossiche mediate da anticorpi di tipo IgG o IgM che si fissano a strutture cellulari con attivazione complementare o da ADCC): anemia emolitica, leucopenia, trombocitopenia, ecc.
reazioni di tipo III (da immunocomplessi circolanti): malattia da siero, alveoliti, glomerulonefriti, vasculiti, ecc.
reazioni di tipo IV (cellulo mediate): dermatite allergica da contatto, sindrome di Lyell, rush maculo papulosi, ecc.
La scelta dei tests diagnostici da eseguire sarà condotta di volta in volta in relazione alle manifestazioni cliniche insorte, al tipo e alle modalità di coinvolgimento del sistema immunitario e al farmaco che si sospetta essere responsabile.

Negli anni passati la mancanza di consapevolezza e la scarsa informazione sulle procedure diagnostiche relative alle reazioni avverse a farmaci era parzialmente giustificata. In tempi più recenti le cose sono migliorate e sono sempre più diffusi convegni, testi e periodici che trattano di reazioni indesiderate a farmaci.
D'altro canto non bisogna neanche avere un'assoluta fiducia nelle procedure diagnostiche disponibili poiché tutti i tests allergologici, anche se negativi, non sono predittivi in modo assoluto, non fornenedo informazioni certe relative alla possibile insorgenza di reazioni avverse in caso di successive assunzioni del farmaco. Sono invece utili, se positivi, per confermare il dato anamnestico e per chiarire, quando possibile, il meccanismo patogenetico della pregressa manifestazione allergica.

Come si può fare la diagnosi?
La diagnostica delle farmacoallergie non deve essere intesa come un insieme di procedure da svolgere ogni tanto e quando il paziente si presenta dal medico. I Servizi di Allergologia debbono di farsi carico di seguire nel tempo i pazienti a rischio. Questi infatti dopo il primo episodio di farmacoallergia o farmacointolleranza sono da considerare a rischio di manifestare altre analoghe reazioni e hanno necessità di avere strutture di riferimento a cui rivolgersi, se necessario.

La diagnosi dell'allergia ai farmaci è a tutt'oggi un problema non del tutto risolto in quanto è un problema molto complesso e indipendente nell'ambito della diagnostica allergologica a causa delle scarse conoscenze relative a tutti i meccanismi patogenetici e ai vari metaboliti attivi del farmaco potenzialmente responsabili dell'insorgenza delle reazioni .
Agli allergologi è assegnato il compito di eseguire la diagnostica delle reazioni avverse a farmaci.
Un'accurata raccolta dei dati anamnestici del paziente è rilevante perché può consentire di accertare i rapporti cronologici tra l'assunzione di un farmaco e la comparsa delle manifestazioni cliniche; inoltre permette di evidenziare pregresse reazioni, anche di modesta entità, allo stesso farmaco. Questo permette, tenendo conto anche della frequenza di reazioni avverse che ciascun farmaco può provocare, di fissare i propri sospetti su di un farmaco o su un gruppo di farmaci.
In seguito si procede con i test in vitro e in vivo. I test cutanei vengono iniziati con i prick test e proseguiti poi con i test intradermici.
E' importante ricordare però che tali test possono causare, in soggetti sensibili, reazioni severe e che pertanto devono essere impiegati solo da personale particolarmente esperto.
Saranno in seguito eseguiti i patch test (cerottoreazioni) con i farmaci da studiare, patch che verranno letti in seguito a 72 ore.
I test sierologici in vitro (RAST) per la ricerca delle IgE specifiche sono disponibili solo per pochi farmaci come: penicillina, ampicillina, amoxicillina. Scarso aiuto fornisce la determinazione delle IgE totali (PRIST) che in questi pazienti dà valori normali.
In seguito si può procedere con test di tolleranza orale e/o intramuscolare con farmaci alternativi.

Da cosa dipendono le allergie ai farmaci?
L'origine delle reazioni allergiche ai farmaci coinvolge tutte e quattro le immunoreazioni patogene di Gell e Coombs, anche se nella maggioranza dei casi predominano quelle di I tipo (mediate da anticorpi IgE) o quelle di IV tipo (mediate dai linfociti): le reazioni di quest'ultimo tipo stanno ormai diventando le più frequenti in assoluto.
In genere il farmaco o un suo derivato metabolico in forma di aptene si lega alle proteine sieriche circolanti o alle membrane cellulari: tali molecole vengono poi presentate dai macrofagi ai linfociti e inducono (nei soggetti predisposti) la produzione di IgE specifiche (immunoreazioni di I tipo) o anticorpi di classe IgG (reazioni di II tipo) o immunocomplessi (reazioni di III tipo) o reazioni di tipo ritardato coinvolgendo i linfociti T. Può inoltre verificarsi, nello stesso soggetto, la contemporanea presenza di immunoreazioni di I e IV tipo.
Il meccanismo delle reazioni pseudoallergiche è invece a tutt'oggi controverso. Per quanto riguarda i FANS è stato ipotizzato che, procurando un'inibizione della cicloossigenasi II (COX II), siano responsabili di un aumentato livello di leucotrieni che inducono broncospasmo.
Per tutti gli altri farmaci coinvolti in PAR si è ipotizzato che vi possa essere una liberazione diretta dei mediatori chimici contenuti nei mastociti (forse alla base di questo meccanismo vi è un'instabilità della membrana mastocitaria), oppure che vi sia un'attivazione della via alternativa del complemento, o che vi possa essere uno sbilanciamento del sistema ciclo-ossigenasico lipossigenasico.

I sintomi delle allergie ai farmaci
Sono differenti e possono andare dallo shock anafilattico (reazione sistemica di notevole gravità) a reazioni cutanee (che sono le più frequenti); tra di esse ricordiamo gli esantemi diffusi, morbilliformi o scarlattiniformi, dovuti soprattutto alle penicilline e ai sulfamidici; gli eritemi fissi causati in genere da antiinfiammatori non steroidei (FANS). Frequentissima è la sindrome orticaria-angioedema causata da acido acetilsalicilico, vari FANS, ed altri farmaci. Per la sua gravità va ricordata inoltre la grave sindrome di Lyell, necrolisi epidermica (dovuta soprattutto a sulfamidici o FANS) e la sindrome di Stevens-Johnson (mucosite pluriorifiziale).
Per quanto riguarda le sindromi respiratorie di particolare interesse è l'asma da analgesici (aspirina e FANS) che può essere o meno associata alla poliposi nasale: in tal caso si ha la sindrome denominta ASA-triad (asma bronchiale intrinseco, poliposi nasale e intolleranza all'aspirina).

La terapia delle allergia ai farmaci
La terapia dell'allergia ai farmaci prevede come primo provvedimento quello di evitare un'ulteriore esposizione del paziente al farmaco interessato.
Un iter accurato permetterà, nel caso di un paziente allergico ad un antibiotico betalattamico, di evidenziare il farmaco responsabile con precisione e di sconsigliare quindi non più tutte le betalattamine che comprendono penicilline naturali e semisintetiche, cefalosporine, carbapenemi e monobactami (in pratica rappresentano il 65-70%,degli antibiotici in commercio) come in passato ma solo il farmaco responsabile e quelli strutturalmente simili ad esso.
Se però il paziente dovesse per forza assumere un determinato farmaco a cui è sensibile si può procedere in ambiente particolarmente qualificato ad una desensibilizzazione che appare comunque giustificata solo in casi eccezionali come per esempio un diabetico in trattamento con insulina o un paziente HIV positivo con intolleranza al cotrimossazolo o alla sulfadiazina.

Fonte: salus.it
444  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / Caso Vioxx, Merck paga 4,8 miliardi di danni inserita:: Luglio 17, 2008, 11:39:53 pm
09/11/07
L’accordo chiude migliaia di cause intentate dalle vittime dell’antidolorifico-killer     

Non ammette le sue colpe, ma accetta di pagare:
Merck, gigante dell’industria farmaceutica, sborserà 4,8 miliardi di dollari
per chiudere l’85% delle 27mila cause intentate dai consumatori
danneggiati da Vioxx, l’antidolorifico dannoso per il cuore.


A darne l’annuncio è Merck stessa, che con questo accordo sembra fare marcia indietro rispetto all’iniziale decisione di far fronte a tutte le cause, che si sono rapidamente moltiplicate dopo il ritiro del farmaco dal mercato nel 2004: “E’ un accordo positivo e responsabile, che permetterà alla compagnia di concentrarsi ancor di più sulla sua missione: scoprire, sviluppare e distribuire nuovi farmaci e nuovi vaccini”, ha dichiarato al Wall Street Journal Richard Clark, direttore generale di Merck.
La casa farmaceutica di Lansdale, in Pennsylvania, creerà due distinti fondi, uno da 4 miliardi per il risarcimento dei casi di infarto e uno da 850 milioni per le richieste di danni per i casi di ischemia: i querelanti incasseranno somme diverse in base alla gravità dei danni subiti e alla durata del trattamento con Vioxx, ma si prevede che il rimborso si aggirerà in media intorno ai 100mila dollari.

Anche i rappresentanti della parte lesa si sono detti soddisfatti dell’accordo raggiunto, che, sebbene non preveda alcuna ammissione di responsabilità da parte di Merck, ha disposto uno dei risarcimenti più ricchi di sempre nella storia delle grandi cause civili.
In realtà, sottolinea il mensile di economia e finanza Forbes, Merck se l’è cavata con poco: la cifra destinata a rifondere i danni causati da Vioxx non solo è di molto inferiore a quella che gli analisti avevano prospettato, ma non si avvicina neppure ai guadagni generati dall’antidolorifico nel periodo in cui è stato sul mercato.

Fonte: lastampa.it

Nessuna ammissione di responsabilità... tutti soddisfatti, anche i parenti di quelli morti d'infarto ed ischemia... che dire?
Il denaro compra tutto anche la vita umana   >:(

che tristezzaaaaa!!!   :'(
445  General Category / Prodotti di uso comune pericolosi perché contengono elementi tossici / Ma i cosmetici naturali lo sono veramente? inserita:: Luglio 17, 2008, 11:06:32 pm
Sono amici della pelle e della natura. Si tratta dei cosmetici bio-ecologici, ma in realtà una normativa a riguardo non c’è. E così sotto la dicitura “naturale” possono nascondersi sonori inganni a danno di noi consumatori.

I test riportati ogni mese dal settimanale Il Salvagente così come i risultati delle indagini commissionate da associazioni ambientaliste come Greenpeace e il Wwf non lasciano dubbi: spesso, per farci belli, finiamo per intossicarci, utilizzando cosmetici che contengono sostanze allergizzanti o ancor peggio cancerogene. Dai profumi alle creme da barba, dai deodoranti ai rossetti, dai dentifrici ai doccia-shampoo, quando acquistiamo questi prodotti dovremmo passare in rassegna i componenti indicati in etichetta. Meglio infatti stare alla larga, per esempio, da quei cosmetici che contengono il triclosan, un antibatterico dalla struttura chimica simile alla diossina utilizzato come conservante e classificato dall’Epa statunitense come pesticida. Ma non è finita qui. Da temere anche i cosiddetti ftalati (in primis in DEHP) e pure i cessori di formaldeide, cioè quelle sostanze che nel tempo rilasciano una molecola giudicata cancerogena dall’Oms.

Oggi vogliamo invece fare il punto sulle alternative naturali.
Anziché passare in rassegna tutti i componenti di un cosmetico alla caccia di quelli potenzialmente dannosi, è infatti decisamente più comodo scegliere quei prodotti che già ci assicurano di non utilizzare sostanze chimiche tossiche.
Ma chi ci garantisce che effettivamente dietro alla dicitura “cosmetico naturale” ci sia una crema, un rossetto o un profumo davvero realizzato senza l’utilizzo di composti pericolosi?
Entrate in una qualunque profumeria vedrete che campeggiano in bella vista centinaia di barattoli che si spacciano come assolutamente rispettosi della nostra pelle perché prodotti con materie prime naturali. Un consiglio: fate molta attenzione e controllate comunque in maniera scrupolosa l’etichetta. In Italia, infatti, non c’è una normativa che regolamenti il mercato dei cosmetici naturali.
E così sotto la dicitura “naturale” possono nascondersi sonori inganni a danno di noi consumatori. Che fare allora?
La soluzione è quella affidarsi ai cosmetici biologici
, prodotti cioè con materie prime provenienti da coltivazioni certificate e che sono preparati seguendo disciplinari ad hoc redatte dai maggiori enti che in Italia si occupano di agricoltura biologica come l’Aiab[/b], l’Icea e il CCPB. A onor del vero va però detto che questo tipo di certificazione non è ufficiale. O meglio non è “normata” a livello legislativo come invece accade nel campo alimentare. Mentre gli agricoltori che vogliono produrre in maniera biologica, apponendo poi il logo identificativo sulla merce, sanno esattamente a quali procedure stabilite a livello europeo devono obbligatoriamente sottostare, nel campo della cosmesi non c’è nulla di tutto ciò. Non esiste infatti ancora una normativa riconosciuta dall’Ue che stabilisca i criteri da adottare per produrre un cosmetico bio. Ma non solo. Non c’è nemmeno un indirizzo unitario a livello italiano. E così, nell’attesa che questo vuoto legislativo venga colmato, chi vuole mettere in vendita un cosmetico biologico può decidere di seguire le linee guida proposte o dall’Aiab-Icea o dal CCPB che a loro volta, a fronte di rigidi controlli, daranno alle aziende l’ok per apporre in etichetta il logo di cosmetico biologico.
La prima a proporre una certificazione nel mondo della cosmesi è stata l’AIAB (associazione italiana di agricoltura biologica) che, in collaborazione con l’ICEA, già dal 2002 ha elaborato un suo disciplinare, di anno in anno poi aggiornato, con relativo logo “bio-eco.” Logo che un’azienda può mettere sulla sua linea cosmetica solo a patto che non abbia fatto uso di materie prime Ogm, che non abbia utilizzato le sostanze chimiche vietate come formaldeide, siliconi, e così via (in tutto la lista “nera” comprende più di 4500 composti off-limits) e che impieghi prodotti agricoli o zootecnici da agricoltura biologica. “I controlli – spiega il dott. Spadoni, responsabile Icea del settore – spettano a un’apposita commissione composta di autorevoli esponenti del mondo accademico, scientifico nonché rappresentanti dei consumatori e dei produttori.” Un altro requisito imposto dall’Aiab riguarda gli imballaggi: i cosmetici “bio-eco” devono infatti essere collocati in confezioni singole possibilmente realizzate con materie prime riciclabili perché oltre alla tutela della salute dei consumatori, questi cosmetici vanno nella direzione della salvaguardia ambientale.

Tutto bene, direte voi. Sì, anche se in realtà il consumatore non ha garanzie sull’effettiva quantità di prodotto biologico contenuto nel cosmetico che va ad acquistare.
Il disciplinare dell’AIAB-ICEA non stabilisce infatti una soglia minima di ingredienti bio che devono essere presenti in un cosmetico che poi si fregia di questo titolo, ammettendo per altro deroghe all’utilizzo di composti bio nel caso in cui non siano rintracciabili sul marcato italiano. Ma AIAB-ICEA interpellata sull’argomento non ci sta a passare come troppo lassista. Dichiara infatti il dott. Spadoni “non è possibile certificare come eco-bio un cosmetico che non contenga ingredienti biologici perché l’ok alla certificazione non lo diamo noi, ma un’apposita commissione”
Una soglia minima la ritroviamo, invece, nel disciplinare del CCPB, che, come ci ha illustrato il dottor Piva, prevede una certificazione a due livelli. Fatto salvo il principio in base al quale il 95% degli ingredienti deve essere naturale o di origine naturale è prevista la distinzione tra “cosmetico biologico” e “cosmetico con ingredienti biologici”. In sostanza nel primo caso almeno il 10% del totale degli ingredienti dev’essere bio, nel secondo caso il limite minimo è del 5%. “Potrebbe sembrare una percentuale troppo scarsa – precisa Piva – però non dimentichiamo che spesso molti cosmetici contengono acqua al 40-50 o anche 90%.”

Per concludere la panoramica sul settore della cosmesi naturale vanno senza dubbio citati due storici marchi conosciuti a livello mondiale: Weleda e Wala-Dr.Hauschka, che si affidano alla certificazione tedesca (il marchio BDIH) che rispetta i criteri più restrittivi dell’agricoltura biodinamica, rientrando nell’approccio filosofico dell’antroposofia (per approfondire consulta il nostro dossier: ANTROPOSOFIA, SCIENZA DELLO SPIRITO)

Alessandra Mariotti
5/1/2007


Fonte: www.buonpernoi.it
446  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / Farmaci: Causano Un'Intossicazione Su Tre In Italia inserita:: Luglio 17, 2008, 08:21:48 pm
01/02/07

Roma, 31 gen . (Adnkronos Salute) - Servono per curare ma sono anche i principali responsabili delle intossicazioni nel nostro Paese.
I farmaci rappresentano, infatti, il 34% delle 67.000 richieste di consulenza ricevute ogni anno nei centri antiveleno.

E i bambini sono particolarmente a rischio: fra tutti i tipi di intossicazione, non solo legate ai medicinali, il 44% dei casi riguarda proprio i piccoli sotto i 5 anni, secondo dati pubblicati sul Bollettino epidemiologico nazionale dell' Istituto superiore di sanità.

Dunque, il caso della bimba di cinque anni di Benevento morta probabilmente per shock anafilattico da antibiotico è un evento raro che però non sorprende gli esperti. ''I farmaci - spiega all'ADNKRONOS SALUTE, Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di farmacologia (Sif) - sono strumenti formidabili per la nostra salute, ma vanno utilizzati con cura perché possono essere anche molto pericolosi.
Che ci siano effetti collaterali anche gravi non sorprende. Importante, però, è prevenire potenziando la formazione degli operatori e la farmacovigilanza che deve tenere conto anche dell'età dei pazienti.

Oggi la segnalazione degli effetti avversi, purtroppo, è generica, e non prevede una raccolta dati per fasce d'età. Sarebbe invece necessaria una particolare attenzione per i bambini e gli anziani''. Un progetto per il quale la Sif si sta già attrezzando sul suo sito Internet (http://www.sifweb.org/index.php), su cui è attivo un sistema per la segnalazione di effetti avversi che ha raccolto circa unmilione di segnalazioni in un anno, tutti dati messi a disposizione delle istituzioni.

Per quanto riguarda invece le intossicazioni, dai dati raccolti al Centro antiveleni di Milano - centro di riferimento nazionale a cui arriva circa il 60% delle richieste di consulenza tossicologica inoltrate a tutti i centri, presso cui è attivo un sistema informatizzato di rilevazione dei casi e che collabora con l'Iss - nel 2004 su 19.539 richieste di consulenza legate ai farmaci, risulta accidentale circa la metà dei casi (49%). E, tra questi, il 69% riguarda proprio i bambini di età inferiore a 5 anni, mentre le intossicazioni legate a errori terapeutici sono risultate pari al 14%. Sotto accusa, per quanto riguarda i medicinali, soprattutto analgesici e anti-infiammatori (13%) ma anche: sedativi, ipnotici, antipsicotici e antidepressivi (10%); antistaminici (8%); ormoni (7%); antibiotici (6%); prodotti per la profilassi della carie dentaria (fluoro) (3%); antisettici (3%) e perfino i disinfettanti, classificati come prodotti parafarmaceutici, associati al 6% dei casi di intossicazione accidentale.

In generale gli effetti collaterali dei farmaci - come improvvisi sanguinamenti, macchie, rossori o altri danni cutanei, ipotensione o ipoglicemia che sono i piu' comuni - spingono circa 400 italiani al giorno al ricovero in ospedale, come ha recentemente ricordato Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano. ''Tanti sono, secondo dati del ministero della Salute, i ricoveri legati all'uso dei medicinali nel nostro Paese. Problemi, pero', che il semplice buon uso dei farmaci non puo' evitare'', ha detto l'esperto. Il problema, sottolinea il farmacologo, e' che i farmaci da ''strumento di salute'' stanno diventando ''beni di consumo''.

Basta guardare i numeri. In Italia, ha ricordato Garattini, ogni giorno il Servizio sanitario nazionale spende in farmaci circa 32 milioni di euro e gli italiani ne tirano fuori direttamente altri 17 milioni. E, sempre ogni giorno, circa 30mila informatori farmaceutici visitano dagli 8 ai 10 medici ciascuno. Per non parlare dei mass-media, cui quasi ogni giorno viene annunciata qualche nuova scoperta: giornali e tv creano una grande attesa fra malati e familiari, ''la quale purtroppo - ha detto Garattini - si traduce spesso in una delusione''.
(Red-Ram/Adnkronos Salute)

Fonte: ADN Kronos - Mer 31 Gen



Le controindicazioni “letali” della ricetta del farmacista
Roma - Un farmaco può uccidere. È la peggiore delle controindicazioni ma quelle scritte sui foglietti illustrativi non sono un’iperbole, anche se il più delle volte non vengono lette, con estrema superficialità. Il caso della bambina di cinque anni che a Benevento è morta probabilmente per shock anafilattico da antibiotico, è un evento raro ma non impossibile. I farmaci, secondo i dati pubblicati sul Bollettino epidemiologico nazionale dell’Istituto superiore di sanità, sono i principali responsabili delle intossicazioni in Italia e rappresentano il 34% delle 67mila richieste di consulenza ricevute ogni anno nei centri antiveleno. Sono a rischio soprattutto i bambini, soprattutto i piccoli sotto i 5 anni. «I farmaci – spiega Giovanni Biggio, presidente della Società italiana di farmacologia – sono strumenti formidabili per la nostra salute, ma vanno utilizzati con cura perché possono essere anche molto pericolosi. Che ci siano effetti collaterali anche gravi non sorprende. Importante, però, è prevenire potenziando la formazione degli operatori e la farmacovigilanza che deve tenere conto anche dell’età dei pazienti. Oggi la segnalazione degli effetti avversi, purtroppo, è generica, e non prevede una raccolta dati per fasce d’età. Sarebbe invece necessaria una particolare attenzione per i bambini e gli anziani». E sul suo sito la Sif (www.farmacologiasif.unito.it) ha raccolto circa un milione di segnalazioni in un anno tutte relative agli effetti collaterali.

Quanto alle intossicazioni, secondo i dati del Centro antiveleni di Milano, punto di riferimento a livello nazionale, nel 2004 su 19.539 richieste di consulenza legate ai farmaci, circa la metà dei casi risulta accidentale, mentre per il 14% si tratta di errori terapeutici. Al primo posto nella black list dei medicinali ci sono gli analgesici e gli anti-infiammatori, con un 13% di casi, e a seguire ci sono sedativi, ipnotici, antipsicotici e antidepressivi (10%), ma figurano persino i prodotti per la profilassi della carie dentaria e i disinfettanti. Tra gli effetti collaterali più frequenti ci sono sanguinamenti, macchie e rossori o altri danni cutanei, ipotensione o ipoglicemia. Fiscono per dover ricorrere alle cure mediche, così, circa 400 italiani al giorno, secondo le stime dell’Istituto Mario Negri di Milano.

Il problema, secondo il direttore Silvio Garattini, è che i farmaci si stanno trasformando in «beni di consumo». Del resto come dargli torto se tanti giovani, soprattutto le donne, hanno in borsa medicinali per ogni tipo di evenienza e al primo mal di testa ingoiano una pillola. È la televisione a creare tante aspettative, spesso disattese. Anche un recente studio che arriva direttamente dall’America dice che gli spot sui farmaci trasmessi dalla tv commerciale “gonfiano” i consumi, facendo leva sulla sensibilità dei telespettatori e sulle loro emozioni, fino a spingere i cittadini a chiedere farmaci di cui non hanno davvero bisogno. L’indagine ha preso in esame ben 31 prodotti sponsorizzati, ma le aziende si difendono assicurando che quelli erano spot “datati” ed ora il marketing farmaceutico è più responsabile. Il largo consumo di medicinali è anche all’origine dell’aumento di allergie da farmaci nei paesi industrializzati. I più “pericolosi” sono gli antibiotici, i mucolitici per via inalatoria, persino l’insulina e alcuni anestetici. Per fortuna, questo tipo di allergie tende a risparmiare i bambini e a colpire la fascia di età compresa tra i 15 e i 40 anni. La forma allergica, di norma, si manifesta non alla prima ma alla seconda assunzione del farmaco e può arrivare ad essere letale, quando si parla ancora una volta di shock anafilattico. Insomma, viste le premesse, o meglio le conseguenze, è meglio andarci piano con i farmaci. Eppure gli italiani spengono ogni giorno in farmacia circa 17 milioni di euro, cui vanno ad aggiungersi i circa 32 milioni del Servizio sanitario nazionale. E dire che le “nonne” sapevano risparmiare sui farmaci e forse facevano davvero bene a non esagerare.
Mariangela Mariani

Fonte: ilmeridiano.info
447  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / FARMACI ANTIFUMO? NO GRAZIE, VOGLIO VIVERE! inserita:: Luglio 17, 2008, 08:05:30 pm
(Questo post è inserito anche nella sezione 'droghe')

Siamo tartassati da pubblicità che ci invita ad acquistare farmaci, cerotti, caramelle, ecc. antifumo, ma la maggior parte di noi ne ignorano la grande pericolosità.
TUTTE QUELLE COSE CONTENGONO NICOTINA E CI RENDERANNO SCHIAVI PER TUTTA LA VITA....sempre se non crepiamo prima di Ictus o infarto.

Io ho smesso prima di Natale 2005 all'improvviso dopo circa 30 anni da fumatrice senza smettere mai e fumandone circa un pacchetto al giorno, senza che me lo chiedesse nessuno, senza avere l'intenzione di smettere, senza crisi di astinenza poi e senza mai più desiderare di fumare. Anzi se devo dire la verità oggi mi evoca solo una gran puzza la sigaretta e tanta schiavitu: sempre col pensiero di avere il pacchetto a portata di mano, evitando di frequentare luoghi dove era vietato fumare ed anche i non fumatori che mi facevano due pizze così...., sempre a soffiare sopra la cenere che cadeva dappertutto, specialmente sulla tastiera del pc, rimandando a "dopo che finivo di fumare" ogni cosa che dovevo fare....
Insomma non mi rendevo conto prima, ma era una schiavitù pazzesca.

COSA E' SUCCESSO?
Su un post del blog di Beppe Grillo c'era un ragazzo che più o meno aveva postato quello che sto raccontando io ed ho letto:
lo sai che è facile smettere di fumare se sai come farlo? Se non mi credi leggi qui, troverai un "libro magico":
http://www.easywayitalia.com/

Quindi di conseguenza ho aperto la pagina che mi diceva dove trovare questo "libro magico":
www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2326&isbn=8890123303

Ci ho messo 3 giorni a leggerlo e da quel giorno non ho avuto più voglia di accendermi una sigaretta.....già proprio mi era passata la voglia di fumare, alla faccia di chi mi parlava di crisi di astinenza   io non ho mai saputo cosa fosse.
Nel link dove si può acquistare, ci sono tante testimonianze (ed anche la mia) di gente che ha smesso come me leggendo e come quel ragazzo che ho conosciuto sul Blog.
Spero di avervi dato una buona dritta e se qualcuno di voi lo legge e smette di fumare sarei felice di saperlo.

ALCUNI VIDEO:

Smettere di fumare è facile!
Servizio andato in onda al Tg5 nella puntata del 31.05.2008 alle ore 13:00. Durata 02:05 minuti.


Allen Carr - Presentazione del metodo Easyway.
Durata filmato 03:51 minuti.


E' facile smettere di fumare!
Seminario Easyway tenuto da Francesca Cesati.
Durata filmato 01:58 minuti.


E' facile smettere di fumare!
Seminario Easyway tenuto da Stefano Milazzo.
Durata filmato 01:51 minuti.


LE TESTIMONIANZE

Ciao   ;)

P.S.: amici e conoscenti che hanno visto che con me ha funzionato si sono impauriti e non lo hanno voluto leggere..... erano terrorizzati dall'idea che avrebbero smesso di fumare  :o  si può arrivare a tanto? Sì, la dipendenza da nicotina fa arrivare anche a questo...
448  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / Attenti allo scorretto uso del Cortisone inserita:: Luglio 17, 2008, 07:54:57 pm
Su sito della Serono....chi soffre di Sclerosi Multipla sa di cosa parlo.... ho trovato questo scritto che riporto qui.

Penso sia utile far conoscere a più persone possibili i rischi dell'abuso e dell'uso cronico del Cortisone, anche se in alcuni casi è un salvavita.

Si usa quasi per ogni patologia, specialmente contro attacchi di asma e allergie, ma la somministrazione deve essere breve, corretta e sotto controllo medico.

Nessuno vi dirà mai di non prendere il sole quando fate terapia cortisonica (specialmente sul viso), ma se poi avrete problemi e vi riempirete di antiestetiche ed indelebili macchie solari vi diranno: "ma come...non lo sapevi?"

Nessuno vi dirà mai che si abbassano le difese immunitarie, quindi si diventa facile preda di virus, batteri, infezioni e malattie respiratorie in primo luogo, quindi attenzione alle correnti d'aria.

Quindi anche se fa stare meglio e spesso è indispensabile, come negli attacchi d'asma è un salvavita, attenzione a farne un uso corretto.

Corticosteroidi
I corticosteroidi sono ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali. Hanno vari effetti fisiologici su diversi organi e sistemi e sono, in genere, utilizzati per la loro azione antinfiammatoria. Sono tra i primi farmaci ad essere stati utilizzati per la cura della sclerosi multipla e rappresentano tuttora il trattamento standard delle esacerbazioni acute. La loro efficacia nel migliorare i sintomi è dovuta, con tutta probabilità, ai loro effetti antinfiammatori e immunosoppressivi.
I corticosteroidi vengono somministrati in genere per via orale, ad es. il prednisone, o per via endovenosa, come il metilprednisolone. Studi recenti suggeriscono che un breve trattamento (pochi giorni) ad alte dosi di metilprednisolone per via endovenosa sia più efficace, per ridurre i sintomi di un attacco acuto, dell'ACTH o di dosi più basse di steroidi.
Questo trattamento, di solito, richiede un ricovero in ospedale, anche se è possibile l'esecuzione ambulatoriale.
Tra gli effetti collaterali ricordiamo: bruciori allo stomaco, ritenzione idrica, irrequietezza e insonnia. In genere è tollerato bene dalla maggior parte dei pazienti. Gli steroidi dovrebbero essere somministrati solo con la supervisione del medico curante e non si dovrebbero mai interrompere improvvisamente, poiché sopprimono la produzione degli steroidi naturalmente prodotti dal nostro organismo. Non ci sono prove che dimostrino che la somministrazione continua di steroidi rallenti la progressione della sclerosi multipla o migliori i sintomi nel tempo.
Gli effetti collaterali della somministrazione cronica comprendono ulcere allo stomaco, aumento di peso, acne, cataratta, osteoporosi (assottigliamento delle ossa), necrosi asettica del femore (deterioramento della testa dell'osso) e intolleranza agli zuccheri; al momento è sconsigliato l'uso cronico. Gli steroidi possono essere prescritti contemporaneamente ad altri farmaci come la azatioprina o la ciclofosfamide; se necessario, possono essere impiegati anche nel corso della terapia con interferone beta.

www.fondazioneserono.org/serono/serono/getIntroduzione?area=Sclerosi_Multipla&pag=introdynpage3#cortico
449  General Category / Prodotti di uso comune pericolosi perché contengono elementi tossici / ATTENZIONE A QUESTI PRODOTTI TOSSICI IN COMMERCIO inserita:: Luglio 17, 2008, 07:45:41 pm
Anche questo è un documento che potete leggere sul sito, ma lo linko qui ugualmente per comodità di tutti:


www.webalice.it/cristiana.distefano/tossici.htm


Spero possa esservi utile e appena ho tempo cercherò di aggiornarlo   ;)
450  General Category / News varie ed Informazioni sui farmaci per evitare problemi / Fitovigilanza: attenzione alle interazioni tra erbe e farmaci inserita:: Luglio 17, 2008, 07:43:04 pm
Credo sia un bene per tutti consultare bene le indicazioni di FITOVIGILANZA prima di assumere qualsiasi farmaco, per non incappare in gravi effetti collaterali causati da interazioni tra farmaci e sostanze naturali o alimenti.

Per esempio ormai tutti sanno che il  pompelmo non deve essere ingerito se si è in cura con le statine o altri farmaci (c'è un post su questo). Anche l'aglio non va assunto quando si fanno cure con anticoagulanti ed antiaggreganti piastrinici.
Oppure la liquirizia non deve essere ingerita da soggetti che assumono digitale, con elevata pressione sanguigna, patologie cardiache, diabete e malattie renali....
Anche la vitamina D e la  vitamina E non vanno assunte in determinate condizioni....
Questi sono solo alcuni esempi.

Troverete un ampio elenco qui:
http://www.farmacovigilanza.org
Dovete cliccare su Fitovigilanza e su Interazione erbe/farmaci
Pagine: 1 ... 28 29 [30] 31 32 ... 42


Accesso con nome utente, password e durata della sessione

Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 2.0 Beta 3.1 Public | SMF © 2006-2007, Simple Machines LLC XHTML 1.0 valido! CSS valido!
Pagina creata in 0.135 secondi con 11 interrogazioni al database.