Autore Topic: L'amianto nelle scuole: quando la bonifica?  (Letto 15955 volte)

cristiana

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L'amianto nelle scuole: quando la bonifica?
« il: Agosto 31, 2010, 12:11:01 »
09 agosto, 2010

L'amianto minaccia le scuole italiane
Gli edifici ancora a rischio sono 2400 sparsi su tutta la penisola: sui tetti, nelle palestre, nei muri è stata accertata la presenza del materiale cancerogeno. Intanto, però, i 358 milioni stanziati per la messa in sicurezza delle scuole non ci sono più

scuole italiane. Contaminati 5 edifici su 100. E’ quanto denuncia il quotidiano il Messaggero che rende noto un dossier riservato del Ministero della Pubblica istruzione che fa il punto sullo stato disastroso dell’edilizia scolastica.
“Sui tetti, nelle palestre, nei muri – si legge infatti nell’inchiesta pubblicata dal quotidiano romano - è stata accertata la presenza di quel materiale molto comune e molto usato negli anni del Boom ‘per la sua resistenza del calore e la struttura fibrosa’ che provoca con le sue polveri – ormai è fin troppo accertato – tumori della pleura e carcinoma polmonare”.

Non ci sono più i soldi per la “messa in sicurezza” - L’inchiesta del Messaggero ricorda che il 29 aprile scorso il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini annunciò pubblicamente “lo sblocco di 350 milioni di euro per la messa in sicurezza degli edifici scolastici”. Oggi però quei soldi, 358 milioni per la precisione, non ci sono più. Sono “svaporati dalla manovra finanziaria appena approvata”. I soldi, dice il quotidiano, potrebbero anche riapparire nella prossima manovra 'invernale' ma non c'è alcuna garanzia, e intanto le scuole in autunno riapriranno, anche quelle contaminate.

La situazione in Italia – Il rischio amianto, a quanto si apprende, è più diffuso al Nord, dove ad essere contaminato è il 10% delle scuole; al Centro a la Sud il pericolo riguarda meno dell’1% degli edifici; nelle isole, invece, la percentuale supera il 3%.
Nella sola città di Milano, come denunciato qualche giorno fa dal quotidiano la Repubblica, l'amianto è presente in ben 34 scuole; qui i lavori di bonifica sono già partiti, ma "i soldi sono pochi e la messa in sicurezza degli edifici è rinviata a data da destinarsi".

A settembre tutte le scuole, contaminate o no, riapriranno i battenti, facendo correre agli alunni, agli insegnanti, a tutto il personale questo terribile rischio.

Fonte


Amianto in 2.400 scuole italiane,
ma sono spariti i soldi per ripulirle

Cinque edifici su 100 contaminati: i 358 milioni stanziati non ci sono più

di Nino Cirillo


ROMA (9 agosto) - L’amianto nelle scuole dei nostri ragazzi è uno scandalo lungo almeno 18 anni, una di quelle vergogne che rispuntano a intervalli lunghissimi, che una legge avrebbe dovuto cancellare - la legge n. 257, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 13 aprile 1992 - e invece neanche la legge ce l’ha fatta.

Se la norma fosse stata applicata e rispettata - se cioè, oltre che dichiarare fuori legge l’amianto, si fosse proceduto a una seria operazione di bonifica - non saremmo oggi qui a osservare il baratro nel quale siamo finiti: 2.400 scuole italiane sono ancora a rischio, c’è amianto nelle loro strutture. Sui tetti, nelle palestre, nei muri è stata accertata la presenza di quel materiale molto comune e molto usato negli anni del Boom «per la sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa», che provoca con le sue polveri -ormai è fin troppo accertato- tumori della pleura e carcinoma polmonare.

Duemilaquattrocento scuole su 41.902 edifici scolastici sparsi per la nostra Penisola. Vuol dire che cinque scuole su cento -e anche qualcosa di più- aprono i battenti ogni mattina, facendo correre agli alunni, agli insegnanti, a tutto il personale questo terribile rischio. Il dato è tremendamente serio, contenuto in dossier riservato del Ministero della pubblica istruzione che fa il punto sullo stato -disastroso- dell’edilizia scolastica italiana.

Un dossier che fotografa bene il dramma dell’amianto soprattutto quando fornisce i dati sugli anni di costruzione degli edifici scolastici. Il 44 per cento delle scuole oggi aperte e funzionanti in Italia, infatti, sono state costruite fra il 1961 e il 1980, una su due o poco meno. Negli anni cui l’amianto andava che era un piacere, formidabile garanzia di isolamento termico e acustico, quasi un piccolo mito di “modernità”. E pensare che già allora eravamo molto indietro. La prima nazione al mondo -dicono i libri- a riconoscere la natura cancerogena dell’amianto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori danneggiati fu addirittura la Germania nazista nel 1943.

«Ma in quegli anni, per l’incremento demografico galoppante -ricorda Lello Macro, delle segreteria nazionale della Uil scuola, fonte inesauribile di dati sull’edilizia scolastica italiana- bisognava costruire tante nuove scuole e soprattutto costruirle in fretta. Così, senza troppi scrupoli, si fece massiccio ricorso all’amianto». E dopo? «Fortuna ha voluto che comuni e province -ricorda ancora Macro- decidessero di fare da soli, nonostante l’assenza di divieti e di controlli, e di realizzare nuove scuole secondo i nuovi dettami, e cioè senza amianto». Ma sono soltanto il 23 per cento del totale quelle costruite dal 1980 in poi.

Eppure c’è stato un giorno della primavera scorsa -il 29 aprile per l’esattezza- in cui la soluzione del problema è sembrata davvero a un passo. Quel giorno il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini volle esprimere pubblicamente la sua «massima soddisfazione per l’intesa politica raggiunta dopo l’incontro al ministero degli Affari regionali con il ministro Fitto e il sottosegretario alle Infrastrutture Mantovani per lo sblocco di 350 milioni di euro a favore del piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici».

«Messa in sicurezza», quindi, anche dall’amianto, con la completa rimozione delle strutture pericolose in tutte le 2.400 scuole segnalate. Sembrava fatta, poco poteva interessare -in quel momento- che i 350 milioni fossero lo stralcio di uno stralcio, che i fondi per l’edilizia scolastica italiana continuavano ad arrivare così, in maniera sporadica e disorganica. C’erano i soldi per l’amianto e questo bastava.
Tre mesi dopo, la doccia fredda. I 350 milioni di euro -358 per la precisione- sono svaporati dalla manovra finanziaria appena approvata. Potrebbero anche essere reinseriti nella manovra “invernale” per il 2011-2013, ma per adesso non ci sono. Come è svanita la speranza -e chissà mai se tornerà- di togliere l’amianto dalle nostre scuole.

Scuole che stanno per riaprire come se nulla fosse accaduto, scuole nelle quali già dal dicembre scorso è scaduta l’ultima proroga che forniva a enti locali e capi d’istituto una sorta di “copertura legislativa” a proteggerli dalla mancata messa in regola delle strutture. «Oggi dovrebbero solo segnalare le magagne e chiudere tutto» sintetizza Osvaldo Roman, anche lui grande esperto di edilizia scolastica, per dieci anni membro del Consiglio superiore della Pubblica istruzione.

Secondo i dati degli ultimi rapporti ufficiali il rischio amianto ha una diffusione per aree della Penisola esattamente inversa a quella delle carenze di edilizia scolastica in generale. E’ al Nord infatti che si tocca il picco più alto, il 10 per cento degli edifici. Al centro meno dell’uno per cento, al Sud pure, mentre nelle Isole la percentuale di scuole a rischio amianto supera di poco il 3 per cento.

Ma a rileggere le cronache di questo anno scolastico appena trascorso l’allarme è generale. A Roma è scoppiato il caso della “Bitossi”, una scuola media della Balduina: i genitori hanno denunciato presenza di amianto nella pavimentazione. E sempre a Roma l’amianto è stato segnalato all’Istituto “Villa Flaminia” -dove poi è partita una bonifica- alla media “Anna Magnani”,al liceo del Cinema “Rossellini” e perfino al “Tasso”.

Poi Milano, dove anche grazie a rilevazioni aree è stata accertata la presenza di amianto in 34 scuole e avviata la bonifica. Ma altri 15 istituti sarebbero a rischio. E a Palermo, in almeno due scuole -la media “Domenico Scinà“ e il professionale “Luigi Einaudi”- ci sono stati giorni di scioperi e assemblee, senza che la bonifica sia stata ancora avviata.

Infine Torino, forse la situazione più difficile, dove la Procura sta indagando sulla morte di 27 docenti, nel sospetto che sia legata alla presenza di amianto nelle aule. Tutto è partito da Domenico Mele, maestro in pensione delle elementari “Don Milani”, colpito da un tumore «riconducibile al prolungato contatto con l’amianto». Prima di morire, due anni fa, a 76 anni, volle farsi ascoltare dai magistrati. E a loro rivelò che i lavori di bonifica in quella scuola erano stati fatti, sì, «ma quando la scuola era in piena attività con insegnati e scolari presenti». Ecco, in Italia l’amianto si combatte ancora così.

Fonte
Cristiana

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Re:L'amianto nelle scuole: quando la bonifica?
« Risposta #1 il: Agosto 31, 2010, 12:18:57 »
11-08-10

SCUOLA: GELMINI,
USEREMO 375 MLN DEL CIPE PER BONIFICHE DA AMIANTO

(ASCA) - Roma, 11 ago - Per bonificare i 2.400 edifici scolastici italiani nei quali e' stata accertata la presenza di amianto si useranno i 375 milioni di euro sbloccati dal Cipe, il comitato interministeriale per la Programmazione Economica. Lo assicura il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, in un'intervista a ''Il Messaggero''.

I 375 milioni, spiega, ''li ha sbloccati solo qualche giorno fa il Cipe, destinandoli a 'interventi urgenti per l'edilizia scolastica'. Si tratta della prima di tre tranches che alla fine dovrebbero garantirci finanziamenti per 800 milioni di euro''.
In merito alla gestione del fondo, il ministro aggiunge che ''saremo noi, come ministero a dare una certa priorita' alla rimozione delle strutture a rischio, a occuparci subito delle 2.400 scuole con presenza di amianto''.


Una situazione per cui, sottolinea Gelmini, ''vorrei fare un forte richiamo alla corresponsabilita''' perche' ''molte scuole non sono dello Stato, ma di competenza di Province e Comuni. E quindi dovrebbero essere Province e Comuni a occuparsi in tutto e per tutto della loro manutenzione, amianto compreso''.

Infine, una parola sull'Anagrafe dell'edilizia scolastica italiana: ''E' quasi pronta - conclude il ministro - questione di pochi mesi''. (map/sam/alf)

Fonte
Cristiana

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