Autore Topic: Tracce di armi chimiche nel lago di Vico  (Letto 18123 volte)

cristiana

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Tracce di armi chimiche nel lago di Vico
« il: Agosto 09, 2010, 01:33:22 »
14 maggio 2010

L’acqua tinta di rosso a causa di un’alga tossica

L’Italia che si scandalizza per l’enorme quantità di petrolio che continua a disperdersi al largo delle coste statunitensi e messicane dovrebbe sapere cosa sta accadendo a casa nostra. Non in un oceano, neppure nel mare, ma in un piccolo e affascinante lago in provincia di Viterbo: il Lago di Vico.

A parte il quotidiano ‘Liberazione’, infatti, nessuno si è preoccupato di informare i cittadini della gravità della situazione. L’acqua di questo bacino, infatti, si è tinta di rosso per la presenza dell’alga Planktothrix rubescens. Un’alga altamente tossica.

Ma andiamo con ordine. Il lago di Vico sorge tra due comuni, quello di Ronciglione e quello di Caprarola, e in mezzo a folte coltivazioni di nocciole. Si tratterebbe di un posto incantevole, se non fosse che da una parte del lago si trova il centro chimico militare Chemical City.  Si tratta di un vecchio sito di produzione e stoccaggio di armi chimiche voluto, alla metà degli anni ‘20, nientemeno che da Mussolini.

Ecco cosa scrive il giornalista Gianluca Di Feo sul suo libro “Veleni di Stato”: “Nel 1941 l’Italia disponeva di uno dei più grandi arsenali di armi chimiche del mondo. Antrace, iprite, virus, batteri: la fabbrica dei veleni creati per costruire l’impero della dittatura fascista ha divorato vittime in Libia e in Etiopia, ha colpito i combattenti spagnoli che lottavano per la libertà, lasciando dietro di se una scia di malattie e dolore. Ma la creazione di questi stessi veleni ha preteso un prezzo altissimo anche all’Italia: durante le fasi di sperimentazione, e poi con il concludersi della guerra, intere zone del nostro paese sono state contaminate dagli esperimenti”.

La Chemical City era una delle grandi fabbriche di armi chimiche, e la zona del lago di Vico non è mai stata bonificata. Si aggiunga a ciò la contaminazione delle acque attraverso ingenti quantità di diserbanti e fertilizzanti chimici utilizzati in agricoltura.

Ebbene, da anni l’associazione ‘Medici per l’Ambiente’ di Viterbo monitora costantemente le acque del lago: dal controllo sono scaturite due interrogazioni parlamentari, una europea e un esposto al Ministero della Salute e dell’Ambiente. Perché? “Stiamo notando – spiega la dottoressa Antonella Litta – che i livelli di arsenico sono aumentati notevolmente. Inoltre l’alga rossa produce una mitocistina dannosa per la salute umana, così come per la flora e la fauna ittica, ed è classificata dall’IARC (International Agency for Research of Cancer) come elemento fortemente cancerogeno. Come se non bastasse abbiamo rilevato tracce di nichel, cadmio ed idrocarburi”.

Da notare, innanzi tutto, che l’acqua del Lago di Vico viene utilizzata non solo per l’irrigazione dei campi, ma anche come acqua potabile.
Cosa accadrà se tracce di questa alga verranno ingerite dalle persone? E come mai, ad oggi, nei potabilizzatori non è stato ancora previsto un sistema di filtraggio dell’acqua, che impedisca agli elementi nocivi per la salute di finire nei rubinetti degli abitanti della zona?

A questo  drammatico quadro bisogna aggiungere la volontà del Centro Interforze Nbc di Civitavecchia (che si occupa della difesa nucleare, biologica e chimica) di realizzare un inceneritore per la distruzione delle armi chimiche ancora contenute nei sotterranei della Chemical City. Un’eventualità che Ciro Pisacane, del Forum Ambientalista, non esita a giudicare come la “classica goccia che farebbe traboccare il vaso, visto che aumenterebbe gli elementi nocivi già abbondantemente presenti nel lago. Per questo nei prossimi giorni ci attiveremo con iniziative per informare la cittadinanza sui rischi che corre”.

A questo punto viene naturale domandarsi quanti altri siti, del tutto simili alla Chemical City del Lago di Vico, sono sparsi in tutta Italia all’insaputa dei cittadini. Quante “bombe a orologeria” piene di armi chimiche e batteriologiche pronte ad esplodere? Quanti casi di tumore si potrebbero evitare con una seria denuncia e bonifica da parte delle istituzioni competenti?
Davide Falcioni

Fonte
Cristiana

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