Autore Topic: Nell'aria 100mila nuove sostanze chimiche  (Letto 7683 volte)

cristiana

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Nell'aria 100mila nuove sostanze chimiche
« il: Agosto 13, 2010, 12:41:56 »
30/12/08

Fertilizzanti, diserbanti, prodotti derivanti dall'uso di combustibili fossili, dall'incenerimento dei rifiuti, dalla produzione di energia derivante dal nucleare e dal carbone: ecco le nuove sostanze immesse nell'ambiente negli ultimi 50 anni secondo l'Associazione italiana medici per l'ambiente. E i primi a farne le spese sono i bambini

ROMA - "Negli ultimi 50 anni sono state immesse nell'ambiente circa 100mila nuove sostanze chimiche" che hanno avuto un forte impatto sull'ambiente e soprattutto sull'uomo, "predisponendo le persone a malattie e tumori". Lo denuncia l'Associazione italiana medici per l'ambiente (Isde-Italia) che, nel corso del convegno "Inquinamento delle catene alimentari e salute globale" svoltosi nelle scorse settimane, lamenta "l'inadeguatezza del concetto di 'valore limite' per le singole sostanze inquinanti" e chiede "la tutela dell'ambiente come prima responsabilità nei confronti della salute dei pazienti".

Nella due giorni di lavoro l'Isde-Italia sottolinea che "negli ultimi 50 anni sono state immesse nell'ambiente in particolare fertilizzanti, diserbanti, prodotti derivanti dall'uso di combustibili fossili, dall'incenerimento dei rifiuti, dalla produzione di energia derivante dal nucleare e dal carbone". Queste sostanze, "una volta rilasciate nell'ambiente, in relazione alla loro composizione, alla loro modalità di azione e alle loro dimensioni, dell'ordine dei micron e dei nanometri, possono interagire con il nostro sistema genetico ed epigenetico, alterandone l'espressione e quindi predisponendo le persone a malattie e tumori".

I primi soggetti esposti a rischio, sottolinea l'Associazione italiana medici per l'ambiente (Isde-Italia), i bambini: "è stato evidenziato- afferma l'associazione- come l'esposizione in utero e nei primi anni della vita può determinare i danni maggiori, infatti i bambini sono più suscettibili all'azione dei contaminanti tossici ambientali per l'effetto combinato di livelli di esposizione relativamente più elevati, per una minore efficienza metabolica e una più intensa proliferazione cellulare". In particolare, "preoccupa fortemente il costante aumento dei tumori in età pediatrica in Italia".

Per l'Isde-Italia c'è quindi "la necessità di prendere in considerazione l'effetto di sinergia tra i vari inquinanti e l'inadeguatezza del concetto di 'valore limite' per le singole sostanze inquinanti". Come spiega, "i 'valori limite' sono sempre il frutto di un compromesso tra necessità economiche di produrre ed impiegare determinate sostanze, l'incapacità' e l'eccessivo costo per rimuoverle, ma ovviamente non esistono evidenze scientifiche che sostanze tossiche, presenti anche con valori al di sotto di quelli fissati per legge, siano innocue per la salute e l'ambiente".

Per l'Associazione italiana medici per l'ambiente si avverte poi un'altra necessità, quella "dell'applicazione di una corretta pratica di smaltimento dei rifiuti incentrato sul recupero e riciclo dei rifiuti, evitando le dannose pratiche dell'incenerimento e del conferimento in discarica". Due pratiche che, prosegue, "determinano inquinamento dell'aria e contaminazione dei terreni e delle falde acquifere". L'inquinamento delle acque potabili e' infatti una ulteriore fonte di preoccupazione: "questo problema - continua l'Isde-Italia - ha ormai raggiunto dimensioni mondiali ed e' il risultato dell'estesa contaminazione ambientale, come anche dei mancati controlli e dell'insufficiente adozione di sistemi per l'abbattimento degli inquinanti in essa presenti".

I medici si sono poi soffermati sulla 'questione carbone': per Mauro Mocci e Gianni Ghirga, del coordinamento dei medici per l'ambiente dell'Alto Lazio, si avranno "conseguenze sanitarie, anche in termini di costi economici, derivanti dalla cura e spesa farmaceutica per le persone che si ammaleranno se dovesse essere attivata la centrale di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia, una centrale che- spiegano- bruciando carbone immetterà nell'atmosfera anidride carbonica, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, polveri sottili ed ultrasottili, metalli pesanti e radionuclidi".

L'Associazione italiana medici per l'ambiente (Isde-Italia), infine, chiede di limitare il trasporto aereo, "responsabile dell'inquinamento atmosferico, dell'inquinamento acustico e di quello elettromagnetico". Per Antonella Litta, referente dell'associazione Isde per Viterbo e portavoce del comitato che si oppone all'aeroporto del capoluogo laziale, "questi inquinamenti, con le loro conseguenze su ambiente e salute, sono soprattutto subite dai residenti in aree limitrofe agli scali aeroportuali come nel caso, ormai noto anche a livello nazionale, degli abitanti di Ciampino, Marino e del X municipio di Roma". Per questo, annuncia Litta, "l'associazione dei medici per l'ambiente costituirà un gruppo di studio proprio su questo argomento in modo da rendere disponibili gli studi scientifici sull'impatto sanitario e ambientale di questo tipo di trasporto che deve essere costantemente studiato e monitorato nei suoi effetti e soggetto a programmi e politiche di contenimento e riduzione".

Fonte: superabile.it
« Ultima modifica: Agosto 13, 2010, 01:10:26 da cristiana »
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Re:Nell'aria 100mila nuove sostanze chimiche
« Risposta #1 il: Agosto 13, 2010, 12:52:51 »
Nemici invisibili, multiformi, pericolosi...

13/08/09
di Francesca Giomo


Si diffondono ovunque, dall’Artico all’Equatore. Si acquattano fra gli scaffali dei supermercati e nelle nostre case fra mestoli e giocattoli... Subdole e silenziose, le sostanze chimiche potenzialmente tossiche attentano giorno dopo giorno alla nostra salute. Come difenderci?

Sono più di 100.000 le sostanze chimiche che attualmente sono presenti sul mercato europeo. Più di 100.000, quindi, le sostanze potenzialmente tossiche con cui quotidianamente veniamo in contatto. Tali elementi chimici, infatti, sono contenuti in merci di largo consumo e in utensili di uso quotidiano apparentemente innocui e apparentemente indispensabili quali prodotti alimentari, mobili, giocattoli, apparecchi elettronici e cosmetici.

Sulla base di questa scomoda e pericolosa “convivenza” cui siamo costretti, è ormai inaccettabile il fatto che per oltre l’85% dei composti chimici oggi commercializzati non si disponga di dati sufficienti per comprendere gli effetti che un’esposizione a basso dosaggio a tali sostanze può avere sull’organismo umano e sull’ambiente, né a breve né a lungo termine.
Il risultato è che le proprietà tossicologiche ed ecotossicologiche di tali sostanze non sono realmente conosciute e che, proprio per tale pigra ambivalenza, queste stesse continuano ad essere commercializzate senza una legislazione “adeguata” che ne regolarizzi, nella pratica, il loro utilizzo.

La situazione è aggravata dall’esistenza di molteplici legami – non solo ipotetici, ma ampliamente dimostrati dalla comunità scientifica – tra malattie quali allergie, cancro, danni al sistema ormonale e problemi di fertilità – oggi tra l‘altro in decisivo aumento – e sostanze chimiche. Molti articoli scientifici, peraltro, ne attestano la pericolosa presenza nel sangue, nelle urine, nei tessuti adiposi, nel latte materno e nel cordone ombelicale dei neonati. Neppure la propria casa, infatti, è un luogo sicuro; a tale proposito va ricordato che, tutt’oggi, alcune sostanze chimiche utilizzate nella produzione di articoli di uso quotidiano sono strutturalmente simili ai noti policlorobifenili o PCB, nonostante anni fa, a danno compiuto, l’OMS avesse dichiarato che: «i dati ottenuti da studi su esseri umani e animali da esperimento indicano chiaramente che l’esposizione (in particolare quella prenatale) a certi interferenti endocrini (ad esempio i policlorobifenili) può avere effetti nocivi sullo sviluppo neurologico, sulle funzioni neuroendocrine e sul comportamento» (Damstra T, Barlow S, Bergman A, Kavlock R, Van Der Kraak G. 2002. Global assessment of the state-of-the-science on endocrine disruptors. IPCS - International Programme on Chemical Safety, WHO: Geneva).

In questo panorama “a rischio” chiaramente non si salva neppure l’alimentazione che, anzi, rappresenta una delle principali vie di esposizione dell’organismo umano agli inquinanti ambientali. Un’attenzione particolare va indirizzata agli alimenti di origine animale in quanto depositi favoriti del 90% delle diossine con cui entriamo in contatto. Il problema principale è che molte di queste sostanze tossiche sono risultate essere persistenti, ovvero resistenti alla degradazione; facile, dunque, ritrovarle anche a grande distanza dal luogo da cui sono state emesse. Caso eclatante è stato il rilevamento di un elevato tasso di tali inquinanti organici persistenti (POP - Persistent Organic Pollutants) nel latte materno delle donne Inuit, popolo delle regioni artiche, assolutamente prive di industrie chimiche, mentre ne era stata registrata una minore quantità in donne canadesi sottoposte al medesimo esame di controllo. Luogo deputato al deposito dei POP, tra cui anche i policlorobifenili, è il tessuto adiposo degli organismi, in cui gli elementi tossici si accumulano creando gravi danni al sistema immunitario e riproduttivo.

Veicoli alimentari d’eccellenza di diossine e PCB, nel contesto della dieta media europea (I-TEQs), sembrano essere prima di tutto il latte e i latticini (in percentuali variabili dal 16 al 39%), quindi la carne e suoi derivati (6-32%), infine il pesce, in particolare il nasello, la triglia, la sardina, il polpo, lo scampo, la spigola, l’orata e il pesce spada tirrenico (11-63%). Ortaggi, frutta e cereali contribuiscono all’ingerimento delle suddette sostanze solo per circa il 6-26 %.

In ambito alimentare i pesticidi sono al primo posto tra le cause di intossicazione, e anche se prodotti come il DDT (vedi Natura & Benessere n. 8, pagg. 100: Ambiente e Salute di Claudio Botrè), persistenti nell’ambiente, sono stati banditi nei paesi occidentali, sono ancora pienamente utilizzati in paesi in via di sviluppo, motivo per cui nessuno, neppure in Italia, può scampare ad eventuale contaminazione. Troppo spesso, inoltre, viene trascurato il fatto che anche qualora le concentrazioni di sostanze pericolose riscontrate in tali prodotti fossero nella norma, non è attualmente possibile valutare gli effetti della combinazione di centinaia di elementi tossici i quali, a loro volta, possono avere meccanismi di azione comuni dando forma, così, a fenomeni di sinergismo e alla moltiplicazione dell’effetto tossico.

Forse, per noi, è più facile evitare la contaminazione casalinga dei cibi. Uno studio effettuato nel 2002 ha infatti confermato che un semplice gesto, per molti quotidiano, come riscaldare e cuocere un pranzo veloce nel forno a microonde, può essere molto pericoloso per la nostra salute. Il contenitore, infatti, può raggiungere temperature superiori a 180°C dopo solo 5 minuti di riscaldamento, rilasciando nell’alimento sostanze tossiche di ogni genere, tra cui composti quali metilbenzene, etilbenzene, 1-octene, xilene, stirene e 1,4 diclorobenzene, vale a dire i più utilizzati nella produzione dei contenitori per alimenti oggi in commercio.

In attesa che l’Unione europea – riconoscendo l’inesistenza fino ad ora di una vera a propria “politica chimica” e l’inefficacia della legislazione attuale in materia – dia l’attesa forma, rafforzandolo, al nuovo progetto di regolamentazione conosciuto come REACH (Registrazione, Valutazione ed Autorizzazione delle sostanze chimiche), noi consumatori possiamo fare qualcosa già da subito.

Fondamentale, innanzitutto, è conoscere, informarsi ed essere consapevoli di ciò che acquistiamo e portiamo nelle nostre case, siano essi giocattoli, mobili, utensili da cucina o prodotti alimentari, in modo da limitare i danni che arrivano “dall’esterno”. Inoltre possiamo agire direttamente in modo positivo sul nostro organismo attraverso un’alimentazione sana. Ridurre, ad esempio, l’assunzione di cibi di origine animale, nel cui grasso si accumulano molte sostanze cancerogene e aumentare l’apporto di verdura, la quale contiene molti antiossidanti, e di carboidrati – che dovrebbero rappresentare più del 50% delle calorie totali quotidiane – con preferenza per gli alimenti integrali.

Un’alimentazione regolata sulla base di tali conoscenze ci protegge non solo dalle sostanze tossiche con cui ogni giorno entriamo in contatto, ma anche da eventuali malattie cardiovascolari che l’OMS ha indicato come principale causa di mortalità nei pesi occidentali.

Fonte: terranauta.it
Cristiana

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