Autore Topic: LA DIOSSINA  (Letto 9898 volte)

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LA DIOSSINA
« il: Agosto 11, 2010, 09:09:26 »
Dossier: La diossina, i tumori, i rischi per l'uomo

lunedì 20 ottobre 2008
Scritto da Guardie ambientali d'Italia


Ecco come difendersi

Il paladino dell'informazione sul fronte della diossina è, storicamente, Massimo Vaglio.
Il Ranger ha più volte lanciato l'allarme sui rischi per la salute umana in quei luoghi dove è forte la presenza di diossina a causa di discariche a cielo aperto e plastiche mandate in fumo dagli agricoltori. In questo periodo si è sentito molto parlare dell’ argomento diossina nella Provincia di Lecce e dell'allarme tumori. A tal proposito il comando provinciale Guardie ambientali d’ Italia "Stazione di Nardò" illustra in maniera dettagliata il problema con le sue nefaste conseguenze.

Cos'è la diossina
Le diossine sono un gruppo di sostanze chimiche molto tossiche e in genere altamente persistenti nell’ambiente e nei sistemi biologici. La scienza non ha dubbi sulla natura cancerogena delle diossine, sull’effetto tossico che hanno sul sistema endocrino e sui seri problemi che possono provocare alla riproduzione e allo sviluppo. La loro capacità di indurre effetti negativi sulla salute anche a esposizioni molto basse dà a queste sostanze grande rilevanza sanitaria. è da tempo accertata la correlazione tra diossine e patologie di varia natura e gravità: alterazioni del sistema immunitario, del sistema riproduttivo maschile, endometriosi,danni al feto, mortalità prenatale,tumori.
L’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (parte dell’Oms, Organizzazione mondiale della sanità) il 14 febbraio 1997  ha posto la 2,3,7,8-TCDD, la diossina più tossica, nella classe delle sostanze cancerogene più pericolose. E' noto quindi che le emissioni di diossina  possono avere un impatto genotossico ed è imperativo ridurle drasticamente.
 Nella campagna di giugno 2007 l'Arpa Puglia ha rilevato una media di 3,9 nanogrammi di diossine e furani (espressi in tossicità equivalente).
 In quella di giugno 2008 i valori sono scesi del 36% arrivando a 2,5 nanogrammi.
 Tale valore è ancora troppo alto rispetto al limite "europeo" di 0,4 adottato nella Regione Friuli Venezia Giulia. Eppure si potrebbe scendere sotto il limite di 0,1 adottato per gli inceneritori anche in Italia.
Le diossine esistono pure in natura: sono prodotti secondari di molti processi chimici industriali come l'incenerimento e la produzione di pesticidi. La fonte maggiore di diossine nell’ambiente (95% secondo uno studio del 1994 dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente americana) viene dagli inceneritori che bruciano sostanze a base di cloro, dalle aziende di produzione della carta che usano sostanze sbiancanti e dalla produzione di pvc. Le diossine somigliano a grani di sale, bianchi e non solubili in acqua.

La contaminazione
Le diossine passano dagli animali all’uomo principalmente attraverso l’alimentazione. Queste sostanze sono solubili nel grasso e per il 97,5% si accumulano nella carne, nei latticini, nelle uova e nel pesce. Quest’ultimo, in particolare, è un vero ricettore di diossine: i livelli di concentrazione nei pesci sono cento volte quelle dell’ambiente circostante. Le diossine, infatti, sono idrofobe, e quando sono in acqua tendono a rifugiarsi nei pesci. In tutte le specie la via di contatto primaria con le diossine è l’alimentazione: i maggiori ‘corrieri’ di sostanze tossiche sono i grassi di origine animale, proprio a causa della natura lipofila delle diossine. Nasce così la contaminazione dei polli e delle uova in Belgio, che ha poi interessato tutti i paesi importatori tra i quali anche l’Italia. Tra gli esseri umani, le categorie più esposte sono i lattanti, i bambini e le donne in stato di gravidanza.

I sintomi
E’ da tempo accertata la correlazione tra diossine e patologie di varia natura e gravità: alterazioni del sistema immunitario, del sistema riproduttivo maschile, endometriosi, danni al feto, mortalità prenatale, tumori. Le diossine possono rendersi responsabili di avvelenamenti acuti nell’uomo: tuttavia si tratta di eventualità molto rare dovute ad incidenti e non legate a contaminazioni alimentari di natura ambientale. Risultano invece frequenti casi umani e animali di tossicità cronica dovuti all’assunzione di alimenti contaminati. Le diossine sono tra i composti chimici più tossici che siano mai stati scoperti e un'esposizione prolungata può rendersi responsabile di gravi danni sia nell’uomo che negli animali. Le manifestazioni cliniche sono infatti similari tra le specie e si caratterizzano per un progressivo dimagrimento, anoressia, diminuita assunzione d’acqua con conseguente disidratazione, peli arruffati e ispidi e variazioni della composizione ematica. L’assunzione continuativa dei vari congeneri di diossina può inoltre facilitare l’insorgenza di tumori epatici e carcinomi polmonari, dato che tali sostanze svolgono l’attività di promotori di fenomeni di cancerogenesi. Nel feto di soggetti esposti può essere possibile l’insorgenza di malformazioni per via dell’effetto embriotossico delle sostanze. Le diossine si rendono responsabili anche dell’induzione degli enzimi microsomiali epatici ovvero stravolgono la normale attività metabolica che il fegato svolge nei confronti di numerose sostanze prodotte o assunte dall’organismo. L’alterazione dell’attività enzimatica si ripercuote sul metabolismo di molti ormoni sessuali determinando infertilità nell’individuo. La variazione del comportamento enzimatico determina poi un differente comportamento dell’individuo nei confronti di sostanze somministrate a scopo terapeutico che possono rivelarsi meno efficaci o determinare manifestazioni tossiche anche se usate a dosaggi adeguati. Numerose indagini tossicologiche hanno evidenziato alterazioni cellulari e anatomiche del sistema immunitario con conseguente immunosoppressione e maggiore suscettibilità specialmente verso le malattie virali. L’escrezione della molecola avviene in maniera molto lenta con conseguente persistenza della stessa nei tessuti e nelle secrezioni per periodi estremamente lunghi. La difficoltà di eliminazione della sostanza da parte degli animali d’allevamento rende impossibile il loro impiego per la produzione di derrate alimentari dato che risulterebbero inevitabilmente contaminate.

Prevenzione, controllo e terapia
L’azione di prevenzione è fondamentale per evitare la formazione di diossine e la loro diffusione nell’ambiente. Risulta fondamentale quindi l’individuazione delle fonti di contaminazione presenti sul territorio e in particolar modo discariche o impianti di smaltimento rifiuti non a norma e industrie al di sopra dei limiti di emissione. La riduzione della formazione di diossine deve essere effettuata anche negli ambienti urbani mediante una corretta gestione dei gas di scarico generati dagli autoveicoli e dagli impianti di riscaldamento domestici. Tuttavia bisogna considerare che tali sostanze tossiche hanno la possibilità di spostarsi in aree anche molto distanti dalla zona di origine, e quindi la problematica residuale deve essere considerata a livello mondiale e non solamente come un eventuale fenomeno locale o circoscritto. La Comunità Europea prevede dei piani di monitoraggio in modo da poter individuare l’eventuale presenza di diossina nell’ambiente e nelle derrate alimentari. Nei cibi risulta impossibile il cosiddetto “residuo zero”, ovvero la totale assenza del contaminante. Per questo motivo, sulla base di numerosi studi tossicologici, sono state stabilite delle concentrazioni soglia al di sotto delle quali non vi è alcun rischio alimentare per la salute umana.


La legislazione comunitaria prevede quindi dei limiti che non devono essere superati relativamente a specifici prodotti alimentari quali:

• Carni e prodotti a base di carne • Fegato e prodotti derivati da animali terrestri • Muscolo di pesce e prodotti della pesca e loro derivati • Latte e prodotti lattiero-caseari  • Uova di gallina e ovoprodotti • Oli e grassi In caso di non conformità è prevista l’attuazione di disposizioni che hanno lo scopo di impedire la commercializzazione e quindi il consumo di prodotti alimentari rischiosi per la saluta umana. La produzione (latte, uova, carne, pesce) derivante dall’area o dall’azienda contaminata viene subito interrotta e viene effettuato un monitoraggio in modo da conoscere il grado di contaminazione. Le produzioni contaminate devono essere distrutte oppure trattate in maniera tale da eliminare le sostanze tossiche presenti (es. eliminazione della componente grassa dal latte). Successivamente si attua un indagine nelle aree limitrofe per conoscere se sono implicati altri siti di produzione ed emanare eventualmente delle restrizioni riguardo l’attività produttiva e commerciale di taluni prodotti agroalimentari che hanno risentito della diffusione del tossico. Per poter diminuire la concentrazione ambientale di diossina deve essere individuata la sorgente della contaminazione e, qualora questo abbia esito, deve essere eliminata o quantomeno ridotta. Soltanto quando la concentrazione dei contaminanti sarà rientrata al di sotto dei limiti accettabili sarà possibile ridurre o ritirare le restrizioni attuate alle aziende di produzione presenti.

Fonte: portadimare.it
Cristiana

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