Autore Topic: FERRO E MORBO DI ALZHEIMER  (Letto 7920 volte)

cristiana

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FERRO E MORBO DI ALZHEIMER
« il: Agosto 09, 2010, 11:53:53 »
Post del 08/08/07

Il morbo di Alzheimer è tra le più comuni cause di demenza nell'uomo, responsabile di un declino progressivo e permanente delle diverse funzioni intellettuali, tale da interferire in maniera sostanziale con la normale attività sociale. L'età avanzata è un fattore che predispone alla malattia, tuttavia sarebbe sbagliato considerare il morbo di Alzheimer come una malattia inevitabilmente associata all'invecchiamento. Le manifestazioni cliniche iniziali sono sfuggenti, insidiose e sono prevalentemente a carico della memoria per gli eventi recenti.

Le caratteristiche salienti a livello cerebrale sono costituite dalla morte e dalla scomparsa dei neuroni della corteccia cerebrale e dall'accumulo di materiale filamentoso (grovigli neurofibrillari) e dallo sviluppo delle cosiddette placche senili o neuritiche costituite da neuroni addensati e raggruppati a forma di anelli attorno a depositi sferici di fibrille di amiloide (sostanza amorfa).
La TAC e la Risonanza Magnetica (RM) mostrano un'estesa atrofia delle circonvoluzioni cerebrali della regione frontale, parietale e temporale.

L'associazione tra ferro e malattie neurodegenerative è stata identificata più di 70 anni fa con la scoperta della malattia di Hallervorden-Spatz, una rara malattia neurodegenerativa ereditaria a carattere autosomico recessivo. Essa si manifesta principalmente durante l'infanzia ed è caratterizzata da manifestazioni extrapiramidali (distonia e rigidità muscolare, movimenti afinalistici di tipo coreo-atetosici) conseguenti ad un imponente deposito di ferro a livello cerebrale (globo pallido e sostanza nigra) peraltro con valori degli indici del ferro nella norma sia nel sangue che nel liquido cerebrospinale. Nell'ultimo decennio, l'associazione con i depositi di ferro è stata osservata anche in altre malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla e il morbo di Alzheimer appunto.

I nuovi progressi tecnologici della RM rendono possibile una valutazione sempre più accurata del ferro cerebrale negli individui viventi. Infatti il ferro determina un segnale caratteristico e ben distinguibile da parte della RM. E' stato così possibile osservare che molti di questi disordini neurologici sono caratterizzati dalla presenza di un importante accumulo di ferro nelle aree interessate dal processo degenerativo. E' ormai sempre più evidente che la causa principale della morte cellulare in queste situazioni sia lo stress ossidativo ferro-mediato.

Nei soggetti malati di Alzheimer il ferro è depositato a livello delle placche senili; attualmente sono in corso studi per determinare la relazione tra ferro e formazione delle placche. Prova dell'ipotesi che sia il ferro a promuovere lo stress ossidativo è il rallentamento del processo neurodegenerativo dopo somministrazione di vitamina E (noto antiossidante) e nei pazienti sottoposti a terapia ferrochelante con deferoxamina (Desferal).
Un'ulteriore conferma del ruolo del ferro nello sviluppo del danno neuro-degenerativo viene da studi recenti che indicano che la presenza della mutazione H63D del gene dell’emocromatosi (HFE) faciliti la comparsa della malattia in età più precoce.

Dott.ssa R. Mariani
Centro per lo Studio del Metabolismo del Ferro, Monza
[Articolo pubblicato il 24-06-01]


Fonte: emocromatosi.it
Cristiana

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